I Sette Vizi Capitali
L’Accidia

L’accidia, il vizio capitale che, più di tutti, quando lo nominiamo ci lascia perplessi per qualche secondo. Gola, ira, invidia, lussuria, sono vizi che, al sol pensiero, evocano immagini, ricordi, forme che li descrivono perfettamente. Quando pensiamo all’accidia, invece, abbiamo sempre quel secondo di smarrimento. Cos’è? Il non fare nulla tutto il giorno? L’oziare continuo? Il divertimento? Dormire dolce dormire?

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I Sette Vizi Capitali
La superbia

“O grande astro, che cosa sarebbe la tua felicità se tu non avessi coloro a cui risplendi?” Friedrich W. Nietzsche, Così parlò Zarathustra

Nell’opera dantesca la leggenda di Aracne è presentata come settimo esempio di superbia punita in quanto la giovane tessitrice viene trasformata in un ragno per essere punita del proprio peccato.

Il mito narrato da Ovidio nelle ‘Metamorfosi’ sulla famigerata tessitrice nata a Ipape nella regione storica della Lidia, vede al suo interno un intreccio di tematiche quali la superbia, l’onnipotenza e limiti umani. 

La giovane utilizzava la sua arte per dare vita a creazioni meravigliose e dai colori vivaci tanto da essere ammirata da molti fino a farle credere di essere così brava da superare i suoi limiti tanto da sfidare Atena, dea delle armi e delle arti, la quale la ammonì consigliandole di non perdere l’umiltà.

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I Sette Vizi Capitali
La Lussuria

Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona….Noi leggiavamo un giorno per diletto di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto. Per più fiate li occhi ci sospinse quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse. Quando leggemmo il disiato riso esser basciato da cotanto amante, questi, che mai da me non fia diviso, la bocca mi basciò tutto tremante.

Dante Alighieri, Divina Commedia, Canto V.

Ogni volta che leggo queste parole provo stupore e sorpresa, di come Dante sia riuscito a tradurre il più sexy dei peccati in accostamenti maestosi di parole, che solo a leggerli tolgono il fiato.  Infatti non si intravede mai la carnalità, che è il concetto base di questo aspetto peccaminoso; vediamo solo la parola riso.

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I Sette Vizi Capitali
L’Invidia

Il vizio capitale che tratteremo oggi è, probabilmente, il peccato più temuto nella storia dell’essere umano e quello più insito e negato dentro ognuno di noi. Sto parlando dell’invidia. 

Nel folklore culturale di molte popolazioni del mondo, dal passato sino ad oggi, si associa alla persona invidiosa il potere di inviare la sfortuna sul malcapitato invidiato, provocandogli il famoso “malocchio” ossia “sguardo malevolo”. L’invidia, nella mente collettiva ha il potere addirittura di deviare la sorte di un essere umano, e ovviamente, si necessita di svariati rituali tramandati di generazione per togliere il malocchio o l’invidia subita. 

Ma tutto questo, cosa ci fa pensare? 

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I Sette Vizi Capitali
L’ Avarizia

“Che tutto ciò che tocca il mio corpo si trasformi in oro splendente”

Il denaro è un elemento imprescindibile per ciascuno di noi, perché legato alla sopravvivenza e all’autodeterminazione. Ma cosa succede quando il legame con i beni materiali, e nello specifico con il denaro, finalizzato ad assicurare il nostro sostentamento, diventa il Legame?

La frase citata all’inizio di questo articolo é quella di re Mida, nelle metamorfosi di Ovidio, che di fronte alla possibilità di esaudire un desiderio, avrebbe scelto quello di trasformare in oro tutto quello che toccava, perché bramoso di opulenza. Il mito narra però, che poco dopo aver sperimentato questo potere divino, re Mida si sarebbe pentito della richiesta fatta perché impossibilitato a mangiare e di conseguenza a sopravvivere.

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I Sette Vizi Capitali
La Gola

La gola, o l’ingordigia nella sua definizione originaria, rappresenta il desiderio eccessivo di mangiare e di bere. È considerato uno dei vizi capitali perché si oppone alla virtù della modestia e della povertà: le persone povere non possono permettersi di mangiare molto, perciò, soprattutto nel Medioevo, la Gola veniva considerata una forma di ingiustizia sociale. 

Quando parliamo di alimentazione, dal punto di vista simbolico e psicologico, ci rifacciamo sempre al primo contatto con il cibo che abbiamo nella nostra vita: quello con il latte (materno o formula che sia) e in generale con la mamma (o altra/o caregiver). Il cibo quindi sin da subito non significa solo nutrimento, non rappresenta solo il soddisfacimento di un bisogno primario, ma sempre rimanda alla relazionalità.

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I Sette Vizi Capitali
L’Ira

“Un’ira smisurata sfocia nella follia; perciò evita l’ira, per conservare non solo il dominio di te, ma la tua stessa salute.” Lucio Anneo Seneca

Seneca, filosofo, drammaturgo e politico romano aveva intuito che l’ira, o collera, come la definiremo in questo articolo, non solo può essere pericolosa per la mente, ma anche per il corpo. Dei sette vizi capitali è apparentemente il più lontano dalla dimensione del piacere, almeno non per tutti. Essere in preda all’ira genera disagio, sentimenti di perdita di controllo e spesso conseguenze fisiche negative.

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I Sette Vizi Capitali
Qual è il tuo peccato?

Non c’è niente di più originale del peccato.”

Lessi poco più che bambina sul diario di una mia compagna di scuola.

Non ricordo la fonte della citazione, non so neanche dire se fosse una personalità illustre, ma so che non la dimenticai più. Mi colpì subito – e mi colpisce ancora-  la possibilità di associare al peccato la parola “originale” nell’accezione dei suoi due significati possibili:

  • che risale alle origini”, ovvero il peccato che la dottrina cattolica identifica come la fine del paradiso terrestre e l’emblema della fallibilità e della colpa umana;
  • che è personale, particolare, diverso da altri, innovativo…” ovvero il peccato letto con una lente a-religiosa, decisamente umana, che fa apprezzare la nostra fallibilità e ci assolve (seppur in parte) dalla colpa delle origini.

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