Nomofobia
Tecnologia, genitori,figli

La Nomofobia (dall’inglese no-mobile phobia) è definita sindrome della disconnessione, ovvero la paura e la forte ansia di rimanere fuori dal contatto con la rete mobile, di non essere più “connessi”.

In Italia più del 93% degli over 18 possiede uno smartphone, il 75% comunica attraverso WhatsApp e il 69% condivide quotidianamente foto e video.

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La codipendenza
Io ti salverò

La prima volta che in letteratura compare il termine codipendenza è per designare il/la partner della persona alcolista.

Premessa necessaria per la sottoscritta: Personalmente non amo la parola alcolista, così come non amo la parola autisticə, o obesə perché identificano la persona con una caratteristica, in genere utilizzata in maniera stigmatizzante.

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Gioco d’azzardo patologico
Il sistema della dipendenza

Pubblicazione a promozione del progetto “Rondini. Centro di ascolto psicologico e assistenza legale” finanziato dalla Regione Lazio con risorse statali del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, promosso dall’Associazione Semi di Pace OdV in collaborazione con l’Associazione Il Sigaro di Freud come soggetto terzo – www.semidipace.it/progetto-rondini/

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Il Gioco D’Azzardo
L’illusione di Controllare il Destino

Giocare.

Un verbo semplice che ha il potere di riportarci alla mente ricordi d’infanzia. Quei giochi bramati, attesi, pretesi come momenti di svago, come opportunità di crescita.

Nel gioco ogni bambino ha l’occasione di trasportarsi in un mondo alternativo e divertente fatto di  regole e di fantasia. Attraverso le regole ha l’opportunità di sperimentare i propri limiti e riconoscersi e, attraverso la fantasia, di cedere ai desideri onnipotenti e infantili di sovraumanità, potendo controllare la realtà alternativa nell’illusione di controllare il reale  (per maggiori approfondimenti si rimanda all’articolo Il ruolo del gioco nello sviluppo- da 0 a 99 anni”). “Esiste TUTTO nella fantasia”, ripeteva mia madre quando ero piccola.

Il gioco è un bisogno primordiale che non appartiene solo ai bambini: è un’occasione desiderata e ricercata nell’intero arco di vita perché crea una rottura all’abitudine, sollecita pensieri nuovi, gratifica e sa di libertà. Dona l’opportunità – anche agli adulti – di rientrare in contatto con quei pensieri onnipotenti infantili che nella realtà-reale rimangono (nei più) sopiti, scontrandosi con troppi fattori incontrollabili.

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Hikikomori. I giovani ritirati

Oggi volevo parlarvi di un fenomeno di cui mi occupo da qualche tempo e che attualmente sta prendendo piede anche in Italia. 

Il termine hikikomori, che significa isolarsi/ritiarsi/chiudersi, fu coniato dallo psichiatra Saito Tamaki negli anni ’80, periodo in cui la comunità scientifica giapponese iniziò a registrare i primi casi di questo fenomeno ( per un maggior approfondimento si rimanda agli articoli 

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Dipendenza da Phon
Ritornare nella pancia della mamma

dipendenza da phon

Le testimonianze sottolineano l’effetto benefico di questa pratica, indicando la diminuzione dello stress e l’ aumento della capacità di concentrazione e di sonno

Di corsa. Siamo sempre di corsa.

Nella quotidianità sentiamo la pressione di incastrare alla perfezione i nostri impegni  lavorativi, familiari, il tempo per lo sport, lo svago… come fossimo in una delle nostre migliori partite di Tetris. Viviamo in un mondo che ci richiede di essere multitasking, un mondo in cui l’unica parola d’ordine è “correre”.

Mangiamo di fretta, dormiamo poco, ci spostiamo frequentemente da un posto a un altro della città litigando con il traffico.. e tutto il giorno sentiamo il telefono che squilla.. chiamate, messaggi…Corriamo, corriamo per poi affannarci.

Spesso riusciamo a fermarci solo con un’influenza, un mal di testa, un dolore muscolare o alle ossa, un bruciore di stomaco…. Il nostro corpo ci parla e sa cosa dirci: reagisce allo stress e alle emozioni non pensate attraverso quei dolori fisici, quei segnali che ci permettono di fermarci. Certamente è fondamentale imparare a decodificare le emozioni alla base dei nostri dolori per ridurre il livello di stress correlato alle malsane abitudini giornaliere e ritagliarsi del tempo per la cura di se stessi, concedendosi di seguire una nuova parola d’ordine: “relax”. Rilassarsi è diventato un bisogno condiviso, che dobbiamo imparare ad assecondare, accantonando il senso di colpa culturale legato al “dover fare”.

Consapevolmente o meno, a livello difensivo elaboriamo delle personali strategie per abbassare il livello di stress e diminuire il nostro rumore della vita quotidiana.

Un fenomeno che si muove in questa direzione, inserendosi in un quadro di frenesia sociale, è l’aumento dell’utilizzo del phon allo scopo alternativo di rilassarsi. Non è raro sentir parlare di questa specifica pratica diffusa soprattutto fra i giovani. Il piccolo elettrodomestico non viene più impiegato esclusivamente per asciugare, ma anche per godere dell’effetto benefico della congiunzione fra rumore e calore.

Si sente l’impulso di accedere il phon mossi, in primis, proprio dal bisogno di rinchiudersi in un mondo ovattato in cui potersi rilassare. Le testimonianze sottolineano l’effetto benefico di questa pratica, indicando la diminuzione dello stress e l’ aumento della capacità di concentrazione e di sonno.  Le proprietà soporifere e rigeneratrici vengono spesso scoperte dai genitori alle prese con piccole resistenze nel momento della nanna dei neonati.

Il phon rilassa, isola, protegge, coccola, aiuta a pensare, a studiare, a dormire..

La magia del phon è data dalla unione del suo rumore con il calore sulla pelle, due sensazioni che rievocano dei bisogni soddisfatti nella vita intrauterina.

Nella placenta, dove la nostra realtà sonora è ovattata e filtrata, percepiamo un rumore simile al rumore del phon. Si definisce rumore bianco (o white noise) essendo un suono composto dalla totalità delle frequenze udibili, per lo stesso principio in cui la luce bianca rappresenta  l’insieme di tutti i colori visibili. Oltre al phon e altri elettrodomestici come l’aspirapolvere e la cappa della cucina, la proprietà dei rumori bianchi appartiene anche elementi naturali come la pioggia, lo scorrere di un ruscello, l’infrangersi del mare sugli scogli… che contribuiscono a mascherare altri suoni fastidiosi dell’ambiente. La costante ripetizione delle frequenze, tipica dei rumori bianchi, facilita il raggiungimento di una sensazione simile ad un’estasi dove la psiche automaticamente allontana i pensieri complessi e si abbandona.

Anche la ricerca di calore ci parla di un bisogno soddisfatto nella vita prenatale. Il feto sperimenta sensazioni di calore nel prolungato ed ampio contatto con la madre, nell’esperienza di un corpo avvolto, contenuto, protetto e al tempo stesso fuso con il suo ed il mondo intorno. Le teorie dell’attaccamento sottolineano a riguardo l’importanza del calore materno.

In chiave psicodinamica, è plausibile rileggere l’utilizzo frequente della pratica alternativa del phon come un bisogno di regressione ad uno stadio di pre-nascita in cui l’uno è il tutto e la fusione la chiave di lettura del tutto. Regredendo ad uno stadio indifferenziato, l’individuo entra in contatto con un senso di protezione e sicurezza che permette di rilassarsi e parla anche di un bisogno di accudimento e di dipendenza dalla figura materna. Quei bisogni devono essere soddisfatti nel qui ed ora, laddove non lo sono stati a pieno nel lì e allora.

Con tali premesse, non è complesso immaginare come la pratica alternativa del phon possa evolversi nello strutturarsi di una dipendenza associabile al grande calderone delle new addiction, come il tempo in sua compagnia possa aumentare in maniera esponenziale e interferire in modo significativo con le normali abitudini della vita quotidiana. I bisogni di calore e di rumore diventano tanto forti da istaurare il classico meccanismo di coazione a ripetere per soddisfarli; spegnere il phon e privarsene diventa a mano a mano sempre più difficile perché si allontana la possibilità di soddisfare i propri bisogni senza la sostanza-elettrodomestico.

Non mancano i pericoli materiali legati ad un utilizzo spropositato del  phon: oltre all’aumento dei consumi elettrici che registra una ricaduta economica sul bilancio familiare, si rischia che un utilizzo eccessivo provochi ustioni o vescicole sulla pelle e che, qualora fosse anche incontrollato, generi la possibilità di incendi.

Questa nuova pratica può essere nata come un tentativo, collettivamente condiviso, di rilassarsi in un mondo ricco di frenesie. La tendenza alla cronicizzazione, all’instaurarsi di un meccanismo di dipendenza racconta, invece, la necessità del singolo di sopperire a delle mancanze, a dei bisogni non soddisfatti, la necessità di rifugiarsi in un mondo intrauterino dove le responsabilità non esistono e la realtà è ovattata. Dietro alla scelta di iniziare a praticare un comportamento così bizzarro come la pratica alternativa del phon,  può nascondersi un significato profondo che, laddove si volesse approfondire, aprirebbe ampi mondi di esplorazione sul sé e sulle proprie relazioni oggettuali.

Dott.ssa Emanuela Gamba

Psicologa, Psicoterapeuta ed esperta in Psico-oncologia

Riceve a Roma su appuntamento

mail. emanuela.gamba@emanuelagamba – tel. (+39) 340/0029520

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Chiedilo a Kurt Cobain. Approccio psicoanalitico al suicidio

“Il segreto è che ha realmente vita solo ciò che può anche sopprimersi da sé”. (cit. C. G. Jung)

Kurt Cobain muore ucciso da un colpo di fucile autoinflitto nel 1994. Il protagonista della scena grunge odiava le armi da fuoco. Aveva la fobia per gli aghi ed era eroinomane.

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