Wearable technologies e psicologia

Sarà possibile rivelare lo stato psicofisico attraverso l’utilizzo di sensori?

La convergenza di vari avanzamenti tecnologici nella miniaturizzazione dei microprocessori, nella diffusione capillare della connessione internet e nella scienza dei materiali ha reso possibile e di grande interesse lo sviluppo di sensori indossabili. Un sensore è un dispositivo in grado di misurare un parametro fisico o chimico e convertirlo in tempo reale in un segnale elettrico che viene acquisito da un’opportuna elettronica di lettura.

benessere, psicologia, psicologia sociale, tecnologie

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Muoversi per guarire dal trauma
Progetto di danza movimento terapia

Immagine tratta dal sito: https://www.nurse24.it/studenti/danzamovimentoterapia-espressivo-relazionale.html

La premessa, c’è sempre almeno una piccola premessa.

Questo articolo è stato pensato e scritto parallelamente allo sviluppo di un piccolo progetto di Danza movimento terapia a favore di donne vittime  (anche se a noi piace parlare di SOPRAVVISSUTE) di violenza ospitate da centri antiviolenza residenziali facenti parte della rete di LiberamenteDonna. Il progetto è in corso d’opera, quindi, questo articolo farà da apripista ad un secondo, dove, si spera a progetto concluso, si potrà parlare dell’esperienza vera e propria.

Corpo, danzamovimentoterapia, movimento, trauma

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Consapevolezza dentro e fuori
La mindfulness nelle relazioni con gli altri

​Copyright immagine: Trattato di anatomia emozionale dagli studi di Melanio da Colia 

“Le nuvole bianche sopra di me si fermano e il mandorlo fiorisce nel mio cuore”

“Mi sento ancorata al centro del mio corpo, c’è molta calma dentro e intorno tutto scorre senza travolgermi”

“ Posso accorgermi del momento in cui una foglia si stacca lieve dal ramo e silenziosamente ondeggia verso terra. Posandosi, produce un frastuono dentro al petto. Come si può non udire?”

consapevolezza, Mindfluness, relazioni, respirazione

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Il pos e la psicoterapia. invasione del campo analitico?

“Dottoressa oggi lo ha portato il pos?” La mia risposta, laconica, è stata “No.” 

Con la nuova legge finanziaria le prestazioni sanitarie devono essere pagate in modo tracciabile. Per tale ragione nello spazio della terapia è entrato questo oggetto, il cui acronimo rappresenta le parole anglosassoni Point Of Sale, punto di vendita, che rischia di tramutare il campo analitico in un non-luogo di consumo. Vale la pena recuperare la definizione di “non luogo” di Marc Augé, dal suo libro “Non-lieux. Introduction à une anthropologie de la surmodernité” del 1992, per designare le strutture necessarie alla circolazione delle persone e degli oggetti, come centri commerciali, aeroporti, e mezzi di trasporto. Si tratta di zone in cui gli individui si incrociano senza entrare in relazione gli uni con gli altri, per consumare o andare altrove. Luogi senza tempo, né storia o cultura relazionale, in cui si è destinati ad essere soltanto clienti. Elementi di passaggio senza identità.

invasioni, pos, psicoterapia

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Diritto e Psiche. Brevi cenni sulla psicologia della testimonianza

Si è soliti dire che il diritto attiene al “dover essere” mentre la psicologia riguarda “L’essere”. Le due discipline tuttavia, occupandosi in generale dei comportamenti umani, si intrecciano spesso e si nutrono a vicenda.

Nel processo penale, la testimonianza è un mezzo di prova fondamentale per portare all’attenzione del giudice quegli elementi conoscitivi che gli serviranno per fondare una valutazione di innocenza o colpevolezza dell’imputato. Molto spesso, infatti, la ricostruzione in giudizio di un fatto è possibile solo grazie alle dichiarazioni delle persone che erano presenti al momento dell’accaduto.

giurisprudenza, psicologia della testimonianza, Psicologia e diritto

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Pronto soccorso psicologico. Defusing e Debriefing

“Sai un giorno, mentre soccorrevo una bambina, l ho associata a mia nipote, e questo mi ha limitato, quasi bloccato nelle procedure da mettere in pratica”. Questa frase mi è stata riferita da un medico, dopo che avevo fatto un intervento sulla gestione delle emergenze durante un convegno. Mi ha colpita molto perché in maniera sottile c’è stato il riconoscimento della componente emotiva, che spesso dai medici viene separata dall’aspetto prettamente corporeo. Le emozioni hanno influito, seppur in maniera silenziosa, sull’azione e quindi sull’intervento di questo medico. “Hai trovato uno spazio congruo per rielaborare o quanto meno per dare un significato a tutto questo?”, ho domandato al medico. Mi ha risposto che no, non c’è stata una finestra spazio-temporale per poter rimettere insieme i pezzi dell’evento, seppure il suo livello di consapevolezza rispetto a questo si è rivelato piuttosto elevato, riuscendo a gestire il post-emergenza anche da un punto di vista psicologico. Purtroppo ciò che è accaduto al giovane medico è molto frequente: dopo situazioni di emergenza in cui il medico deve fare i conti con catastrofi naturali o uccisioni non ci sono spazi in cui ci si prenda cura del vissuto emotivo, superstite ferito e malandato. Questo è importante sia per le vittime dell’evento in questione ma anche per i soccorritori stessi, anch’essi portatori e sperimentatori di vissuti emotivi.

Debriefing, Defusing, Psicologia dell'emergenza, soccorso psicologico

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“Questo articolo è troppo lungo”
Il problema della complessità

 

Image courtesy of human-be-ing.com

Questo articolo nasce da una riflessione, a sua volta scaturita dalla lettura del commento di un utente del sito a un altro articolo che ho pubblicato precedentemente. Questo veniva definito interessante, ma, “come al solito”, troppo lungo.

Il commento mi ha portato a riflettere su una questione non di poco conto: la complessità. Cosa si intende per complessità?

approfondimento, complessità, noia

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L’origine dell’arte dalle pitture rupestri di Lascaux a oggi

image courtesy of www.lascaux.fr

“Gli uomini di Cro-Magnon che quindicimila anni fa dipingevano le grotte di Altamira e di Lascaux siamo noi, e uno sguardo all’incredibile ricchezza e bellezza di quest’opera ci convince, nel modo più istintivo e viscerale, che Picasso non aveva un vantaggio, quanto a raffinatezza mentale, su quegli antenati con cervelli identici ai nostri.”

arte, Lascaux, pittura, preistoria

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Pet therapy. Terapia a quattro zampe

Sempre più spesso nell’ambito degli interventi psicologici si sente parlare di Pet Therapy. Ma cosa s’intende effettivamente quando si utilizza questo termine? La Pet Therapyè un intervento, frequentemente utilizzato all’interno di un progetto terapeutico più ampio, caratterizzato dalla presenza di un terapeuta, di un animale con un suo conduttore e di un paziente. Spesso si prediligono i cani, ma anche altri animali vengono scelti in quest’ambito, come per esempio i cavalli. 

La nascita di questo tipo di intervento si fa risalire agli anni ’50, quando lo psicoterapeuta Levinson ebbe modo di osservare casualmente che la presenza di un animale domestico in stanza di terapia poteva avere degli effetti positivi sul lavoro terapeutico. Più nello specifico, Levinson raccontò di avere in cura da tempo un bambino con autismo che presentava particolari resistenze al lavoro e che un giorno il piccolo s’imbatté nel suo cane. Quest’incontro si rivelò prezioso: non solo il suo paziente iniziò a venire più volentieri in terapia, ma la presenza del cane durante le sedute migliorò l’andamento della terapia stessa. Levinson introdusse così l’idea che l’animale poteva avere una funzione di co-terapeuta, riconoscendogli un ruolo particolarmente importante. 

Negli anni, diversi studiosi hanno cercato di dare una spiegazione agli effetti benèfici che si possono osservare in alcuni casi in seguito a un percorso di Pet Therapy: la relazioneche s’instaura tra il paziente e l’animale sembra essere la variabile vincente. Dietro la parola relazione si nasconde un mondo, nel senso che questo termine va inteso come la possibilità che ha il paziente di conoscere e di esplorare parti di sé con l’altro in modo unico, in quanto ogni relazione è a sé, anche quella con un amico a quattro zampe! 

La presenza stabile dell’animale per il paziente può restituire un senso di sicurezza e di contenimento emotivo utile per la formazione dell’alleanza terapeutica inizialmente e in seguito per il sostegno nell’esplorazione delle aree più fragili del sé. Nella relazione con un animale si scoprono anche i vissuti legati all’accudimento e quindi si stimola la capacità di comprendere le esigenze dell’altro e l’empatia. Donare calore all’altro può restituire un senso positivo di sé e abbassare il vissuto di stati ansiosi e depressivi. Anche il gioco è una dimensione della relazione con l’animale che spesso si esplora. In particolare con i cani vi è la possibilità di stabilire insieme delle regole e di giocare muovendosi nello spazio e stimolando complessi processi cognitivi e creativi. 

Inoltre, con i pazienti più piccoli s’innesca spesso un meccanismo di identificazione con l’animale che permette al bambino di parlare di alcuni vissuti attraverso la figura del cane, utilizzando anche delle favole. Questo meccanismo è di enorme importanza in quanto in alcuni casi per il bambino è importante riuscire a mettere in campo il proprio vissuto e a simbolizzarlo. 

Più in generale, la fisicità caratterizzante la relazione con un animale riporta a una dimensione fondamentale del rapporto, quella del contatto e del calore a partire dal corpo che ha un linguaggio unico per ogni specie animale, ma che nella cerchia dei mammiferi ha degli aspetti comuni tra tutti gli esemplari. La possibilità di stare con un mammifero di un’altra specie spinge a riscoprire il linguaggio non verbale e quindi a stare in contatto con le proprie emozioni. La possibilità di stare con l’altro senza l’utilizzo del linguaggio verbale può avere un potenziale enorme slegando il soggetto da sovrastrutture legate alla parola in grado di innescare velocemente stati difensivi. 

Stare con l’altro è l’evento più naturale e complesso del mondo e la relazione è lo strumento più potente che abbiamo per rivoluzionare chi siamo. In questo senso gli animali sanno cambiare le nostre vite. 

Dott. Clarissa Cavallina

Riceve su appuntamento a  Roma

+39 333 2492898

Per approfondire

CIRULLI, F. Animali terapeuti: Manuale introduttivo agli Interventi Assistiti con gli Animali. Carocci Editore, Roma, 2013

Vedere la musica. Kandinskij e la sinestesia

image courtesy of www.artnoise.it

“Mi sembrava che l’anima viva dei colori emettesse un richiamo musicale, quando l’inflessibile volontà del pennello strappava loro una parte di vita.”

Vasilij Vasil’evič Kandinskij descrisse con queste parole il fenomeno che gli ha permesso di tradurre la musica in colori. Per alcuni studiosi dell’arte la sinestesia di Kandinskij era soltanto una particolare sensibilità di spirito, una peculiare capacità che gli consentiva, il giorno dopo aver assistito al concerto di Arnold Schönberg a Monaco, di dipingerlo. Riconosciuto come il padre dell’arte astratta, autore del fondamentale volume “Lo spirituale nell’arte” pubblicato nel 1912, in cui presagiva, alla stregua di un profeta laico, che l’arte veicola contenuti spirituali, e che ciò avrebbe portato a prescindere dalla raffigurazione.

Kandinskij, musica, sinestesia

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