Mese: Febbraio 2024

Bambini con sviluppo atipico – quali sono i segnali precoci?

Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

“Dottoressa mio figlio non mi guarda negli occhi!” Una delle maggiori preoccupazioni delle neo-mamme è la crescita neuropsicologica del proprio bambino. Il raggiungimento delle tappe dello sviluppo evolutivo motorio e neurologico del bambino, nei tempi previsti dalle linee guida della SINPIA, la Società Italiana diNeuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, e dai vari manuali accreditati sull’argomento, è oggetto di grande attenzione da parte dei genitori e inevitabilmente fonte di ansia e preoccupazione spesso eccessive. La conoscenza di queste tappe e questi passaggi è molto importante, ma non ci si deve aspettare che i bambini le rispettino al millesimo di secondo. Un bambino normotipico può acquisire la capacità di restare seduto, se messo in quella posizione, in media a nove mesi. Non vuol dire che non possa accadere poco dopo. Lo stesso dicasi per tutte le tappe importanti dello sviluppo nei primi due anni di vita del bambino (per un approfondimento su queste tappe vi invitiamo a leggere l’articolo https://ilsigarodifreud.com/2019/12/psicologia-dello-sviluppo-la-mente-infantile/ e l’articolo https://ilsigarodifreud.com/2015/10/lo-sviluppo-infantile-le-fondamenta-della-nostra-mente/ ) Spesso la fonte delle ansie materne nasce dal confronto con le altre madri e l’osservazione delle differenze tra i bambini. Un bambino di 18 mesi dice meno parole di uno di 15, oppure una bambina saluta con la mano la nonna, ma non le manda un bacio. Un bambino di due anni sa contare fino a 10 e un altro fino a 19. C’è da preoccuparsi?

In questi casi la cosa importante è fare riferimento alle fonti ufficiali per prendere dei punti di riferimento sul corretto sviluppo infantile e non basarsi sulle proprie aspettative e desideri, che spesso riguardano il bambino ideale più che quello reale, producendo stress e sofferenza nella disde madre-bambino. Spesso c’è una corsa competitiva verso l’acquisizione delle tappe di sviluppo, nell’ errata convinzione che arrivare prima ad una competenza sia sinonimo di maggiore intelligenza, maturità o competenza. Ad esempio in questi anni c’è da segnalare l’allarmante tendenza diffusa tramite social di “addestrare” al visino bambini di soli 6 mesi. Oltre a costituire una forma di maltrattamento infantile, pretendere che un bambino acquisisca il controllo degli sfinteri prima dei due, tre anni di vita può portare a problematiche importanti di ansia e di attaccamento con il caregiver. In questo senso un dato statistico importante negli studi retrospettivi su adolescenti affette da anoressia nervosa riguarda una acquisizione molto precoce della regolazione degli sfinteri. Prima non vuol dire necessariamente meglio. Rispettare i tempi del bambino nei suoi passi di sviluppo è fondamentale.

Allora va bene tutto? No, ovviamente!

Ci sono delle tempistiche e delle competenze importanti nello sviluppo normotipico. Queste sono le indicazioni sui comportamenti-allarme da tenere in mente come segnali di un possibile ritardo o problema dello sviluppo infantile, secondo l’Istituto Superiore di Sanità italiano:

• Il bambino non risponde al proprio nome dopo i dodici mesi;

• non indica gli oggetti per mostrare interesse verso di loro (ad esempio indicare un aereo che vola) dopo i 14 mesi;

• non gioca a ‘fare finta’ (ad esempio fare finta di telefonare o fare finta di allattare una bambola) dopo i 18 mesi;

• non si volta verso gli oggetti quando un’altra persona li indica;

• evita il contatto con gli occhi e vuole stare da solo;

• ha problemi a relazionarsi con gli altri o non presenta del tutto interesse verso le altre persone;

• ha difficoltà a comprendere gli stati d’animo degli altri o a parlare dei propri sentimenti;

• non ama essere abbracciato/a o coccolato/a o lo accetta solo quando è una sua iniziativa;

• appare assente quando le altre persone gli/le parlano ma reagisce ad altri suoni;

• è molto interessato/a alle persone, ma non sa come parlare, giocare o in generale relazionarsi con loro;

• presenta un linguaggio immaturo e più in generale un ritardo nelle competenze linguistiche;

• ripete le parole o le frasi che gli/le vengono dette, o ripete parole o frasi invece di usare il linguaggio normale (ecolalia);

• presenta difficoltà ad esprimere le proprie necessità usando parole o gesti usuali;

• spesso compie azioni ripetitive (batte le mani, si dondola o si gira su se stesso/a);

• è fortemente disturbato in conseguenza di piccoli cambiamenti;

• ha delle reazioni inusuali agli odori, ai sapori, ai suoni o a come le cose si presentano al tatto.

Se si notano questi comportamenti segnale è importante parlarne con il proprio pediatra e con il servizio di salute mentale in età evolutiva del proprio territorio di residenza.

Articolo a cura della dottoressa Valeria Colasanti psicologa e psicoterapeuta

Per approfondire

https://www.iss.it/

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La degenerazione del cervello, come per tutti gli altri organi del corpo, è fisiologica.

Dall’età di trentacinque anni circa, tempo entro il quale raggiungiamo il culmine delle nostre capacità cognitive, esso inizia il suo percorso di invecchiamento; piccole dimenticanze, tempi di reazione e di ripresa più lunghi… questo non ci fa piacere ma nonostante tutto ce ne rendiamo conto!

La degenerazione neuronale porta a diversi tipi di patologie, tra le più comuni, troviamo le diverse forme di demenza

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Famiglia o scuola?
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Sempre di più in questo ultimo periodo, in merito a vari argomenti ed eventi di cronaca, si va palesando una divisione in schieramenti opposti: trincerate dietro questioni educative divisive, la scuola da una parte e la famiglia dall’altra, si “fanno la guerra” nelle parole di insegnanti, genitori, studiosi e tecnici.
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La velocità che brucia l’identità

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Si sono insinuati in modo lento e, paradossalmente, uno dei cambiamenti che hanno imposto concerne la VELOCITÀ. Con ripercussioni sulla sfera sociale, personale e conseguenze che hanno coinvolto , tra gli altri, anche il settore moda.

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Tra Autonomia e Supporto

Tutti gli adulti dovrebbero continuamente tener conto del loro fondamentale ruolo nel guidare e supportare gli adolescenti nel processo di crescita, sia in famiglia che in tutti i contesti educativi allargati (scolastici/sportivi/artistici ecc…).

La responsabilità dell’Adulto è centrale nel facilitare il processo di costruzione identitaria e valoriale de* ragazz* e deve necessariamente tener conto del fatto che, in adolescenza, siamo animat* da due necessità contrastanti: l’esigenza di autonomia e il bisogno di sicurezza.

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