Giorno: 12 Marzo 2017

Ambivalenza nelle relazioni
Amare la rosa, Odiare le spine

Di questi tempi, due anni fa, usciva un articolo che affrontava il tema delle relazioni patologiche e dei doppi legami (“Relazioni patologiche e doppi legami – Di relazioni ci si ammala, di relazioni si guarisce”). Sempre di questi tempi, l’anno passato, usciva un altro articolo sulla dipendenza nelle relazioni (“La dipendenza affettiva – Nè senza di te, né con te”).

A distanza di due anni, mantenendo la coerenza rispetto all’associazione tematica/periodo dell’anno (forse la primavera fa pensare alle relazioni?) siamo tutti un po’ cresciuti (anche il nostro “Sigaro di Freud”) e possiamo, come ogni anno, riprendere l’appuntamento sulle forme di relazione logoranti, ambivalenti, patologiche (?), affrontando la conseguente iper-attivazione del sistema di attaccamento.

Ma cosa è l’ambivalenza nelle relazioni?

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Lo Specchio. Riflessioni su realtà e percezione

Riflette-re sullo specchio in quanto oggetto e sulla sua immagine simbolica, sull’immagine riflessa da questo, immagine in qualche modo falsa e distorcente la realtà, può aprire la strada a varie tematiche individuali, relazionali e psicopatologiche.

Lo specchio dà un’immagine speculare del mondo e di noi stessi (ciò che è a destra viene lasciato a destra), e quindi un’immagine distorta e non reale di come siamo. Ciò che vediamo può piacerci o meno, e questo può essere influenzato dalla nostra soggettività. Il vederci troppo in carne o troppo magri a volte può dipendere soltanto dagli stereotipi di bellezza che si hanno, o semplicemente dalla visione mentale che si ha di sé stessi, che, nella stragrande maggioranza dei casi, non corrisponde alla realtà.

Allo specchio si notano quelle che si considerano imperfezioni e qui nascono spontanee  alcune domande: Cosa è perfetto e cosa non lo è? Ciò che può essere perfetto per un individuo può non esserlo per un altro?

Questa può essere definita l’era della ricerca della perfezione, come nel materialismo quotidiano e nelle relazioni e nell’aspetto fisico (stereotipi di bellezza falsati da una chirurgia estetica esasperata).

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Sessualità nel mondo. Aspetti culturali e cross-culturali della sessualità

Un aspetto comune a tutte le culture è la ricerca di cause e di spiegazioni per gli eventi e gli aspetti significativi dell’esistenza delle persone. Anche per il campo delle malattie del corpo, della mente, e nel nostro caso specifico della sessualità, in varie culture e in vari momenti storici sono state sviluppate molte interpretazioni, naturali o soprannaturali, che sono state integrate o meno della cultura di quella società.

Una teoria della “patologia” implica una teoria della “normalità”, che però è estremamente difficile da definire visto che -oltre alla definizione statistica di normalità- esistono altre definizioni di natura culturale. Se pensiamo alle varie manifestazioni della sessualità, possiamo quindi analizzarle considerandole in senso “normale” o “patologico”, in base alla valutazione di normalità secondo le culture occidentali o altre culture tradizionali. Di seguito, illustriamo quattro categorie suddivise secondo la concordanza o meno della valutazione di normalità nelle culture occidentali e nelle altre culture.

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Un caso di carcinofobia. L’attualità dell’ipocondria

La paziente D.M. ha 32 anni e mi è stata inviata dal suo medico di base. Ve la porto come esempio di quello che, a mio parere, è un disturbo molto frequente nel panorama più vasto dell’ipocondria, o come è stata rinominata nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali giunto alla sua V edizione (DSM V), il Disturbo d’Ansia di malattia. La carcinofobia o la cancerofobia è una paura ossessiva di ammalarsi di cancro. La prima volta che sono stato contattato telefonicamente dalla paziente è stato il 3 dicembre dello scorso anno.

Lei piangeva disperatamente. Mi comunicò il timore di avere un cancro al colon, insorto subito dopo che al padre era stato scoperto un nodulo alla gola il quale però, in seguito ad analisi più approfondite, era risultato essere benigno. Pensai allora che la paziente possedesse buone capacità di autoanalisi considerando che era riuscita, in modo autonomo, a collegare i due eventi.

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La balbuzie. Un iceberg pieno di emozioni

Sara è una bambina di sette anni che frequenta le scuole elementari. E’ molto sensibile e dolce ed ha un carattere chiuso ed introverso; nonostante questo è molto brava a scuola, soprattutto nelle materie scritte. Da qualche mese è nata una sorellina e da quel momento il suo eloquio non è più fluente, anzi, spesso si “inceppa”. Le capita sempre più frequentemente, soprattutto quando è in situazioni di stress, come durante un’interrogazione: inizia a balbettare e poco dopo rinuncia a dire quello che vorrebbe, tornando al suo posto in lacrime; a casa le capita più raramente rispetto a quando si trova a scuola, avvenendo solo quando deve rivolgersi ai genitori per fare una richiesta. Quello che Sara sta attraversando è un momento molto difficile e proprio per questo i genitori, in accordo con le insegnanti, hanno chiesto l’intervento di una psicologa per fare una valutazione e, cosa più importante, per vedere come aiutarla.

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Immaginare per curare

Quando la musica incontra le immagini

È noto che in ambito della salute mentale sono molte le tecniche che usano l’immaginario per portare avanti un lavoro psicologico. Tale modalità è rintracciabile in tantissimi riti religiosi, ma anche medico terapeutici. Uno di questi è ciò che riguarda la medicina greca praticata nell’asklepion, il templio ospedale dedicato al dio della medicina Asklépios. Il trattamento che veniva effettuato era quello dell’incubazione, ovvero i pazienti venivano condotti in ambienti bui e silenziosi nei quali sperimentavano uno stato oniroide indotto da formule rituali recitate, musiche ritmiche e profumi di incenso ed erbe varie. Il più famoso di questi templi ospedale, fu l’asklepion di Epidauro, che presenta una pianta labirintica circolare seminterrata. 

Questo particolare percorso che va verso il centro rimanda al valore di introversione dei percorsi immaginativi. Tali trattamenti, vengono visti da molti ipnotisti moderni, come delle esperienze di “sonno artificiale”, di ipnosi e simili alla tecnica di rilassamento immaginativa di M. Sapir.

Tramite queste tecniche è possibile accedere ad una dimensione onirica dell’esperienza in cui le immagini subiscono delle trasformazioni e delle evoluzioni che hanno un contenuto simbolico.

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Disturbo Affettivo Stagionale
Piove anche con il sole

“Nel ciclo della natura, non esistono né vittoria né sconfitta: esiste solo il moto del cambiamento. L’inverno lotta per imporre il suo regno ma, alla fine, è costretto ad accettare la vittoria della primavera, che porta fiori e allegrezza. L’estate cerca di estendere il dominio dei suoi giorni caldi, giacché è convinta che il calore sia un elemento benefico per le genti. Ma finisce per piegarsi all’arrivo dell’autunno, che regala un meritato riposo alla terra.”

 Paulo Coelho

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Arrival. Il linguaggio può cambiare la tua mente

Domandatevi da dove venite e cosa volete. Fate altrettanto con il vostro vicino di casa, o con la donna che sta giocando al cellulare sul sedile accanto al vostro nel vagone della metropolitana. Una domanda così semplice si basa su una lunga serie di presupposti condivisi: conoscere il significato delle parole utilizzate, conoscere la forma interrogativa di una frase, condividere lo stesso idioma. Semplice, starete pensando. Al massimo vi toccherà improvvisarvi in una lingua straniera che avete appreso al liceo o poco dopo.

Immaginate ora di dover porre la stessa domanda a degli alieni. 

Sono appena sbarcati sulla terra. Dodici astronavi denominate “gusci” sono approdate su altrettanti siti terresti. Da questi velivoli monolitici non proviene alcun segno di vita, radiazione o rumore. Ma ogni 18 ore una sorta di portale si apre sul fondo dei velivoli, quasi un invito a entrare.

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Il vissuto dell’anziano
Dimenticati nel tempo

Negli ultimi decenni si è assistito a numerose conquiste scientifiche e progressi della medicina che hanno contribuito ad allungare la durata media della vita umana. L’allungamento della durata media della vita, da un lato, e il calo a volte drammatico della natalità, dall’altro, hanno originato una transizione demografica senza precedenti, che vede letteralmente rovesciata la piramide dell’età quale essa si presentava non più di cinquant’anni fa: in crescita costante il numero degli anziani, in costante calo quello dei giovani. L’immagine che la società ha della terza età è caratterizzata da un progressivo declino in cui l’insufficienza umana e sociale è data per scontata. Tale stereotipo impedisce, però, di avere una visione diversificata dell’anziano, poiché gli anziani non sono un unico gruppo umano omogeneo, ma bensì persone con diversi modi e stili di vivere la propria vita (per un maggior approfondimento si rimanda all’articolo “l’invecchiamento – il tempo che passa“).

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