Dipendenza da Tabacco
Quando i pensieri vanno in fumo

“…Mi colse un’inquietudine enorme. Pensai: «Giacché mi fa male non fumerò mai più, ma prima voglio farlo per l’ultima volta». Accesi una sigaretta e mi sentii subito liberato dall’inquietudine(…) Finii tutta la sigaretta con l’accuratezza con cui si compie un voto. E, sempre soffrendo orribilmente, ne fumai molte altre…”

(La Coscienza di Zeno – Italo Svevo)

Sui pacchetti di sigarette e negli occhi della gente leggiamo quotidianamente “il fumo nuoce gravemente alla salute”. Ogni fumatore dipendente ne è consapevole, giacché vive sul proprio corpo gli effetti nocivi del fumo, della dipendenza e conosce perfettamente gli studi sui rischi associati all’abuso di nicotina nel tempo. Conoscere a cosa si va incontro, però, non rappresenta una spinta considerevole allo smettere di fumare. Come mai?

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Dipendenze Affettive. Nè con te, nè senza di te

Quando si assaggia il caffè la prima volta, in genere, non è amore a prima vista. Il suo aroma forte, il suo sapore amaro non ci convincono, ci fanno storcere il naso. Quando sperimentiamo però gli effetti della caffeina tutto cambia. La caffeina è l’alcaloide presente nel caffè. La molecola della caffeina agisce provocando un aumento dei livelli di adrenalina e noradrenalina nell’organismo. Attraverso queste, ha un effetto tonico sulla funzionalità cardiaca e nervosa, uneffetto stimolatorio sulla secrezione gastrica e su quella biliare, un effetto lipolitico ed un effetto anoressizzante. In parole povere: fornisce energie, facilita la digestione, favorisce il dimagrimento e diminuisce l’appetito. Gli effetti della caffeina la rendono quindi una sostanza assai desiderabile, che è entrata a far parte delle abitudini quotidiane di moltissime persone. Passiamo sopra ad aroma e sapore, che, anzi, diventano quasi gradevoli, e, nel primo periodo siamo inebriati dai piacevolissimi effetti che hanno sul nostro organismo. Con il passare del tempo, gli effetti sembrano meno potenti del solito ed un solo caffè non basta più: ce ne servono due. E così via. Finchè il nostro organismo non ci dice che basta, dobbiamo trovare un equilibrio ed una regolarità.
È successo quello che in farmacologia è definito come assuefazione, ovvero un complesso di cambiamenti fisiologici che si associano all’uso di alcune sostanze, come droghe o farmaci. Le condizioni specifiche associate all’abuso di queste sostanze sono la dipendenza, la situazione in cui l’uso di una droga acquista priorità preminente o assoluta nella scala dei bisogni personali, e la tolleranza, la condizione fisiologica per cui l’organismo sopporta a dosi gradualmente più elevate la tossicità delle sostanze. Una volta stabilitasi una condizione di tolleranza, la medesima dose di sostanza produce effetti progressivamente ridotti. È detto assuefazione il degradare degli effetti, soprattutto psichici, della medesima dose, che rende necessario aumentare la dose per produrre lo stesso effetto.

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Internet Addiction. Un’arma a doppio taglio

Foto di Robinraj Premchand da Pixabay

La storia di internet è affascinante! Un’idea nata inizialmente nel corso degli anni ‘60 per consentire ad utenti di diversi computer di poter comunicare tra loro, si è evoluta attraverso lo sviluppo tecnologico delle reti di telecomunicazione, fino a giungere negli anni ’90 al lancio del “World Wide Web”. Questo processo di espansione non si è mai arrestato: inizialmente la rete metteva in comunicazione solo i paesi occidentali, poi si è estesa ai paesi in via di sviluppo, oggi tutto il mondo è “collegato”. Noi che apparteniamo al XXI° secolo siamo così abituati all’utilizzo di questo tipo di media, tramite l’uso di smartphone, pc e tablet, che ci dimentichiamo della sua natura complessa e polimorfa, perché siamo ormai dipendenti dalla molteplicità dei bisogni individuali che la stessa rete può soddisfare. La comodità che internet ha fornito e per molti aspetti il suo sano utilizzo, come ad esempio la libertà di informazione, scevra da qualsiasi tipo di controllo mediatico, dato che tutti hanno diritto di parola, nasconde il suo “lato oscuro”, l’altra faccia della medaglia di questo strumento.

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Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata
Abbuffate di Emotività

In questa sede abbiamo più volte affrontato il tema della nutrizione e delle implicazioni personali e sociali associate a tale pratica vitale. Il cibo è banalmente ciò che ci mantiene in vita, ma al contempo rappresenta significati che sono strettamente legati, in maniera differente per ognuno di noi, ad un insieme di emozioni precise e ambivalenti (per un approfondimento si rimanda all’articolo Dipendenza da cibo – Il legame tra nutrimento ed emozione  della rivista del mese di Febbraio 2015). Può essere una gratificazione o una punizione, una scusa per interagire, una scelta attraverso cui esprimere il proprio modo di essere, una difficile dipendenza da cui uscire, un piacevole conforto, un nemico da combattere..

l cibo rappresenta il pensiero ossessivo di chi mette in atto comportamenti disfunzionali nel tentativo di distruggerequell’idea di “nemico/amico”, rischiando invece solo di annientare se stesso.  È il caso dei disturbi del comportamento alimentare.

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La dipendenza
Vuoti di vita da colmare

Quando parliamo o sentiamo parlare di dipendenze facciamo spesso i conti con sentimenti di preoccupazione, paura, rabbia… Ci spaventa e ci fa arrabbiare l’idea di perdere il controllo su noi stessi, cadere e superare una fantomatica linea di confine fra il nostro  volere e il subire. A volte ci preoccupa anche solo sapere di non essere indipendenti e dipendere da cose, eventi o persone esterne al nostro mondo interiore.

Guardiamo alle grandi e invalidanti dipendenze (da sostanze, ad esempio) con paura anche quando sono lontane da noi poiché ne conosciamo i meccanismi che quotidianamente sperimentiamo: ogni giorno viviamo piccole forme di dipendenza, comuni e pressoché salutari. Ancor prima della nostra nascita e per molti anni di vita, infatti, sperimentiamo la dipendenza dalle cure e dalle attenzioni di nostra madre. Arriva un giorno in cui crediamo di aver ottenuto un buon grado di indipendenza da lei, molto spesso nella fase di ribellione e separazione adolescenziale, quando impariamo a gestire nel bene e nel male i nostri piccoli impegni e doveri. 

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Dipendenza da cibo. Il legame tra nutrimento ed emozione

Pierre-Auguste Renoir, Le déjeuner des canotiers (Il pranzo dei canottieri)(1880-82), Phillips Collection, Washington

Sei al ristorante con gli amici. Arriva il cameriere che comincia ad elencare i primi piatti e lo fa con tale maestria e minuziosità che cala il silenzio, in un tavolo in cui qualche secondo prima era impossibile comunicare persino con chi ti era seduto vicino. Anche al tavolo accanto le persone che sono arrivate dopo e non hanno ancora ordinato, smettono di parlare e origliano attirate da un particolare cibo che li ha ipnotizzati. Quando il cameriere finisce di elencare il menù sei indeciso tra 4/5 pietanze, tanto che o gli chiedi di ritornare più tardi perché hai bisogno di una pausa di riflessione, oppure parte la consultazione tra amici: “Tu che cosa prendi?”.

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Dipendenza da Serie TV
Le emozioni tele-amiche

2015. Sabato sera a casa di amici.

Ragazza allo specchio – Picasso

Tavola imbandita, amatriciana, buon vino e chiacchiere generali su un pettegolezzo di quartiere.

Seduti vicini, A. ed M. si estraniano dalla conversazione di gruppo, iniziando a parlottare fra loro di un qualcosa che alle mie orecchie sembra molto interessante.

Incuriosita li osservo e ascolto la conversazione che diventa sempre più a toni coloriti.

“BIV” dice A. offrendo ad M. un bicchiere di vino bianco.

“…STA SENZA PENSIER”  risponde M. con tono rassicurante, ma duro.

Segue la risata spassionata dei due che si guardano con la complicità di chi condivide un qualcosa di intenso. Mi guardo intorno e mi accorgo che quel “teatrino” smuove pian piano l’attenzione di tutti presenti. Ecco che d’un tratto crescono le risate generali e il parlottio di sottofondo rende i miei pensieri confusi.

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