La dipendenza
Vuoti di vita da colmare

Quando parliamo o sentiamo parlare di dipendenze facciamo spesso i conti con sentimenti di preoccupazione, paura, rabbia… Ci spaventa e ci fa arrabbiare l’idea di perdere il controllo su noi stessi, cadere e superare una fantomatica linea di confine fra il nostro  volere e il subire. A volte ci preoccupa anche solo sapere di non essere indipendenti e dipendere da cose, eventi o persone esterne al nostro mondo interiore.

Guardiamo alle grandi e invalidanti dipendenze (da sostanze, ad esempio) con paura anche quando sono lontane da noi poiché ne conosciamo i meccanismi che quotidianamente sperimentiamo: ogni giorno viviamo piccole forme di dipendenza, comuni e pressoché salutari. Ancor prima della nostra nascita e per molti anni di vita, infatti, sperimentiamo la dipendenza dalle cure e dalle attenzioni di nostra madre. Arriva un giorno in cui crediamo di aver ottenuto un buon grado di indipendenza da lei, molto spesso nella fase di ribellione e separazione adolescenziale, quando impariamo a gestire nel bene e nel male i nostri piccoli impegni e doveri. 

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La schizofrenia e i disturbi psicotici. Il posto degli psicologi

Francis Bacon -Autoritratto

Si sente spesso parlare di Schizofrenia e di Psicosi e spesso si sente dire che si tratta di patologie che possono essere affrontate solo dagli psichiatri. Sarà vero? Uno psicologo potrebbe rispondere di no, ma solamente per allargare il campo del proprio interesse, della propria azione, delle proprie possibilità lavorative. Oppure potrebbe rispondere in base alla propria esperienza, in maniera sincera ed onesta, evidenziando cosa può offrire col proprio l’intervento, ma senza tacerne limiti e criticità.

Tra le psicosi rientrano senza dubbio i disturbi mentali più gravi che compromettono maggiormente la vita dell’individuo. Basti osservare i sintomi riportati dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali per avere un’idea. Quelli caratteristici della Schizofrenia sono:

– deliri;

– allucinazioni;

– eloquio disorganizzato;

– comportamento grossolanamente disorganizzato o catatonico;

– sintomi negativi (ovvero appiattimento affettivo, alogia, abulia).

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La maternità. Un viaggio alla scoperta del Sè

Ad un tratto la sua vita cambiò… era un mattina come tante altre, eppure c’era in lei la piccola consapevolezza che qualcosa stava cambiando… e fu così che, senza nemmeno accorgersene, Margherita passò dall’essere una giovane donna all’essere una giovane mamma. L’emozione fu grande, praticamente indescrivibile, ma assolutamente condivisibile con chi le era più caro.

E’ bastato vedere i risultati delle analisi per  realizzare in un breve, brevissimo tempo, che in lei stava prendendo forma una nuova vita, vita concepita con l’amore più grande che una donna e un uomo possano donare. 

L’esperienza della gravidanza è uno dei momenti più belli della vita, ricco di emozioni, fantasie, cambiamenti, ma anche di ansie, preoccupazioni, paure, è un bellissimo banco di prova per la donna che vede tuttavia,  dall’altra parte, sfumare in un attimo ogni suo progetto di vita; cambiano le priorità e cambiano i bisogni: tutte le cose che fino a quel momento sembravano indispensabili, in un attimo perdono la loro importanza per lasciare spazio ad altre. I cambiamenti non riguardano solo il corpo che la donna in nove mesi vede modificarsi continuamente, al di là di ogni aspettativa precedente, ma riguardano anche la sfera psicologica.

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La memoria autobiografica. La ricerca di un’identità

“La realtà non si forma che nella memoria.”  (Marcel Proust).

The Persistence of memory (1931) – Salvador Dalì

“Ricordo il colore del primo banco di scuola, un verde pastello, le sedie di legno marrone scuro e persino il vestito della maestra, un rosa tendente al viola…ricordo…ricordo…” Quando parliamo di memoria autobiografica ci riferiamo in generale a tutti i ricordi che una persona ha delle sue esperienze di vita. La memoria autobiografica è uno degli ambiti di studio più antichi della psicologia, perché è la funzione umana che permette di integrare tra loro i pensieri, le rappresentazioni, gli affetti, i bisogni, le intenzioni e le ambizioni dell’individuo. Nonostante una lunga storia di ricerca empirica, non esiste ad oggi un pieno consenso riguardo all’ontogenesi della memoria autobiografica, alla sua struttura e alla sua relazione con gli altri sistemi di rappresentazione dell’esperienza umana.

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Disturbo Borderline di Personalità. L’arte del funambolismo

Gli acuti e spassosi film di Woody Allen hanno fatto sì che nel tempo ognuno di noi familiarizzasse sempre più con la nevrosi e le sue manifestazioni, identificandosi almeno una volta con uno dei personaggi e le sue stranezze, dipinti magistralmente dal regista. Con l’avvento della psicoanalisi il termine nevrosi è andato ad indicare una patologia conseguente alla rimozione o repressione di istinti, pulsioni o desideri prodotti dal nostro Es, ad opera del nostro Super-io, che li ritiene inaccettabili a livello razionale, cosciente (per un approfondimento, si rimanda all’articolo “L’isteria-Psicopatologia dei sessi” della rivista di questo mese).

Siamo poi tanto affascinati quanto terrorizzati dal mondo della “psicosi”, quel “nuovo ordine delle cose” che si viene a creare nella mente dell’individuo, caratterizzato da un’alterazione della coscienza, che nella sua espressione più nota noi chiamiamo “delirio”.

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L’isteria. Psicopatologia dei sessi

André Brouillet – Charcot discute di una caso isterico

Intorno alla fine degli anni ’60 era molto comune, in Italia, veder protestare cortei di donne, che rivendicano con orgoglio l’esigenza di avere gli stessi diritti degli uomini. Il percorso di protesta femminista fu molto lungo e, ancora tutt’oggi, resiste contro le ingiustizie e le discriminazioni di genere. Sull’altro fronte, la società patriarcale tentò, con ogni mezzo, di bloccare tale protesta, cercando anche l’appoggio della psichiatria, nel vano tentativo di esiliare tali donne, relegandole ai margini della società e bollarle come matte, ovvero “isteriche”.

In realtà, la psichiatria poteva etichettare ben poco, poiché l’isteria, così com’era conosciuta, era il disturbo più improbabile e lontano dalla realtà, da poter diagnosticare a quelle donne.

L’isteria fa parte dei disturbi nevrotici, ossia di quelle patologie mentali che insorgono a causa di un conflitto tra più istanze psichiche. 

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Il viaggio. Sul bisogno di occhi nuovi

The false mirror – Magritte

Mattino, ore 06:45. La sveglia puntualmente suona, incurante di tutto. La suoneria più irritante di sempre. Lei l’ha scelta consapevolmente, se avesse scelto ad esempio un brano che amava, poi, pensa, avrebbe finito col detestarlo. Insomma: la sveglia suona. Lei si sveglia. Si massaggia gli occhi delicatamente con le mani, sperando di trasmettergli un po’ dell’entusiasmo, che a lei manca, per aprirsi. Lentamente le palpebre si sollevano ed ecco la solita scena: macchie di colore informi e sbiadite. La sua miopia è fortemente peggiorata dopo gli anni di studio. Questa sensazione l’aveva inizialmente spaventata: l’irrealtà del mondo a lei familiare aveva qualcosa di inquietante, le dava le vertigini. Con il passare del tempo però si era abituata, aveva addirittura trovato stranamente eccitante la sensazione di svegliarsi in un letto, che era il suo fin da bambina, ma che non riusciva più a riconoscere come tale affidandosi solamente alla sua vista. A tastoni mette le mani sul comodino e si rende conto che la sua adorata gatta ha ancora una volta lottato con i suoi occhiali durante la notte. Allunga il braccio ed ecco che dentro una pantofola li trova: i suoi ormai inseparabili compagni di vita. Li indossa, e la realtà intorno a lei torna ad assumere le rassicuranti forme e colori di sempre. Rassicuranti, sì. Perché ciò che con il tempo abbiamo osservato, abbiamo imparato a conoscere e a comprendere, ci trasmette un senso di stabilità, di prevedibilità, di familiarità che risulta rassicurante, che ha un effetto calmante. 

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I Peter Pan di oggi
Volere e volare

Sembrava una mattina come tante altre. Sveglia presto, caffè di corsa, vestirsi, lavarsi, provare a dare un senso ai capelli, un filo di trucco…per poi immergersi nel traffico mattutino della Capitale ed affrontare la solita routine noiosa, ma rassicurante. Quella mattina di autunno, assorta nei miei pensieri, ferma ad un semaforo, mi accorsi di un particolare che mi colpì senza capirne sul momento il senso: il mio sguardo si soffermò su una semplice foglia secca, una foglia ormai rigida e color marroncino che rotolava per la strada trasportata dal vento. Inerme, la foglia fece molti metri davanti a me sull’asfalto, come cullata dal soffio del vento, mentre io ero lì, ferma, bloccata a guardarla e ad aspettare il mio turno verde per passare. 

Nei giorni seguenti mi ritornò in mente più volte quell’immagine ed il suono del vento; ad accompagnare i miei ricordi, una forte sensazione di freddo. Mi chiesi come mai mi avesse colpito quella situazione così ordinaria e banale, vista altre mille volte,  ed avesse reso quella mattina diversa dalle altre mattine. Capii che quell’evento era la metafora perfetta della mia vita: in quel particolare momento di vita mi sentivo insicura, non sapevo se voler essere vento o foglia, trasportare o essere trasportata dagli eventi, impormi o essere inerme, fare o non fare, crescere o non crescere.  

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La Psicopatia. Se il disturbo non si vede

Leonardo di Caprio interpreta Jordan Belfort in The wolf of wall street

Ci sono persone che, incontrandole anche poche volte, riusciamo a capire come sono fatte. Si potrebbe dire che sono autentiche, che si presentano per quello che sono , senza filtri. Ci permettono quindi di farci subito un’idea abbastanza precisa su come si comporteranno con noi e cosa dobbiamo aspettarci. Questo ci permette di metterci al sicuro di fronte a soggetti pericolosi. Immaginate di trovarvi in coda alle poste quando vedete entrare un uomo col passamontagna e armato. Capite immediatamente che si tratta di una rapina e quindi di una situazione pericolosa. Per questo cercate di nascondervi o scappare o, se ciò non fosse possibile, di evitare di essere feriti o uccisi. Tutto ciò è possibile grazie alla vostra capacità di fare previsioni in base a ciò che avete percepito nell’ambiente circostante.

Ma se non vi fossero segnali che vi permettano di fare adeguate previsioni?

Immaginate una situazione diversa.

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Il bullismo. L’altra faccia della medaglia…con gli occhi del bullo.

“Bullo bastona la compagna di classe perché non va volontaria all’interrogazione”

“Suicida a 14 anni per bullismo sul web: indagati 8 minori”

“Disabile aggredito da un bullo sull’autobus”

Questi sono solo alcuni tra i numerosi titoli di cronaca che colorano le pagine dei nostri giornali. Quello del bullismo è un argomento ad oggi molto conosciuto grazie alla maggiore informazione o ai corsi di aggiornamento rivolti ad insegnanti e genitori, ma anche grazie ai progetti di sensibilizzazione rivolti ai ragazzi stessi. Ciononostante, il fenomeno non sembra essere debellato, anzi, gli episodi di bullismo sembrano moltiplicarsi in modo esponenziale, ormai al telegiornale non si parla d’altro, in alcuni programmi televisivi vengono invitati psicologi, psichiatri, sociologi, educatori e chi più ne ha più ne metta, nel tentativo di spiegare cosa scatti dentro la testa di questi giovani e quali siano le conseguenze di tali azioni sulle vittime. 

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