Conversazione tra Giove e Mercurio, Giove spiega a Mercurio cosa significhi assumere sembianze umane per fare l’amore con una donna mortale:
“Lei userà poche espressioni e questo amplierà l’abisso tra di noi…Dirà “ Quando ero piccola” o “Quando sarò vecchia” o “Mai in tutta la vita”. Questo mi colpisce profondamente Mercurio…Ci stiamo perdendo qualcosa Mercurio- il pathos della caducità- l’implicazione della mortalità- quella dolce tristezza dell’afferrare qualcosa che non si può trattenere?” tratto da Amphitryon 38 di Jean Giraudoux.
Pubblicazione a promozione del progetto “Rondini. Centro di ascolto psicologico e assistenza legale” finanziato dalla Regione Lazio con risorse statali del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, promosso dall’Associazione Semi di Pace OdV in collaborazione con l’Associazione Il Sigaro di Freud come soggetto terzo – www.semidipace.it/progetto-rondini/
Il gioco d’azzardo patologico (GAP), o secondo l’attuale sistema di classificazione DSM-5 il Disturbo da gioco d’azzardo (DGA), sin dalle sue caratteristica storiche, sociali, economiche e psicologiche, provoca nelle persone che ne soffrono diverse alterazioni psico-fisiche; in particolare nella figura del giocatore patologico “compulsivo”, la dipendenza è crescente e si rivela in particolare, attraverso la perdita del controllo (per maggiori approfondimenti si rimanda all’articolo Il gioco d’azzardo – l’illusione di controllare il destino).
Il termine naturale di una gravidanza fisiologica è di 40, 41 settimane, lasso di tempo che garantisce la corretta maturazione di tutti gli organi del feto, ad esempio i polmoni. Altri organi, quali il cervello, proseguiranno la loro maturazione fuori dall’utero materno.
Gli studi volti ad indagare la natura, le cause e gli effetti del maltrattamento hanno riscontrato nella personalità del maltrattante la presenza ricorsiva di un deficit empatico. Tutto ciò si traduce in una insufficiente partecipazione emotiva al dolore inflitto attraverso le condotte aggressive, da cui si origina una scarsa consapevolezza dell’agito violento unita ad una minimizzazione della responsabilità circa il medesimo e le sue dirette conseguenze.
Il soggetto maltrattante sarebbe dunque scarsamente propenso a provare pietà.
Studi neurobiologici attribuiscono questo deficit empatico a fattori di natura prettamente organica, quali una disfunzione dell’amigdala e un’alterazione di zone cerebrali come la corteccia ventromediale, la corteccia prefrontale e il lobo temporale, oltre ad una disfunzione delle strutture limbiche e paralimbiche (Singer, 2006).
Ma questa sorta di “cecità empatica”, anziché costituire una predisposizione biologica o una caratteristica innata ed immutabile, può mostrarsi il prodotto di un’infanzia affettivamente deprivata, in seguito alla quale il soggetto ha sviluppato impulsi aggressivi, esperienze traumatiche, sensazioni persecutorie e di pericolo dalle quali ha appreso a difendersi con l’attacco.
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Roma, 8 marzo 2021
Esattamente un anno fa, tutto è cambiato.
L’8 marzo 2020, il giorno dedicato ai diritti delle donne, è stato annunciato il lockdown nazionale che ha costretto la maggior parte degli italiani a vivere in casa per 3 mesi. Non esistevano zone colorate, l’Italia era un’unica macchia nera.
La doppia appartenenza nell’Affido Familiare “…non cancellarmi perché ho bisogno di rimanerti in testa il tempo di sfatare il sogno”
Accetto miracoli, Tiziano Ferro
Ben esprime Tiziano Ferro con queste parole la domanda, sempre urgente e insita nell’esperienza umana, di essere di qualcuno, di essere tenuti nella mente. Ed essere tenuti nella mente vuol dire essere visti, riconosciuti ed accettati.
Così come essere di qualcuno, vuol dire appartenere, avere una propria storia, essere inscritti all’interno di una narrazione familiare.
“Il caso non esiste e ciò che ci sembra casuale scaturisce dalle fonti più profonde” (Friedrich Schiller)
Sarà capitato a tutti almeno una volta che una coincidenza ritenuta quasi improbabile risultasse poi una rivelazione come se esistessero dei legami tra avvenimenti e persone.
Vi è mai capitato di chiamare una persona nello stesso istante in cui questa stava chiamando voi? Oppure di aver incontrato la persona di cui avevate bisogno proprio in quel momento? Bhe, questa non è casualità ma parliamo di SINCRONICITA’. Questo termine deriva dal Greco syn (“con”) e khronos (“Ora”).
E’ stato Gustav Jung a coniarlo spiegandolo come una “simultaneità di due avvenimenti vincolati dal senso ma in maniera casuale”, come quindi se ci fosse un’unione tra avvenimenti interni ed esterni che sono difficili da spiegare ma che hanno un senso per la persona che li vive; infatti l’argomento più convincente sulle loro realtà è la propria esperienza personale.
Quante volte si dice “Non ne posso più!” in un lavoro, in una relazione, in una dieta,… o si sente il collega della scrivania accanto ripetere mille volte “Uff!”
E nel reiterare in continuazione questo lamento si crea un meccanismo di insoddisfazione e frustrazione crescente dentro chi lo pronuncia e in chi gli sta accanto, facendo sentire sempre maggiore delusione e avvilimento.
Quante volte si desidera un cambiamento ma si teme di non avere mezzi e capacità per riuscirci e cosi ci si blocca per paura di fallire.
Il piagnucolìo però continua, mentre si è soli, o, più facilmente, con chi si ha intorno ogni giorno, il partner, un amico o un famigliare.
Questo articolo parlerà di “Eddi”. Vuole essere un modo per far conoscere a chi magari è fuori da un certo tipo di informazione, quello che sta passando.
Maria Edgarda Marcucci, a cavallo tra il 2017 ed il 2018 parte come volontaria per il Rojava, Kurdistan occidentale.
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