L’ascolto attivo. Tecniche per aiutare chi aiuta

 

Una delle caratteristiche che dovrebbe possedere qualsiasi professionista nella relazione d’aiuto, compreso il volontariato, è quella di  saper partecipare in maniera attiva alla relazione con l’altro, cercando di comprenderlo e comunicargli la comprensione del punto di vista, dei sentimenti e degli atteggiamenti dell’altra persona. Questo atteggiamento può sintetizzarsi con il termine “ascolto attivo”, che enfatizza il ruolo di partecipazione attiva, adottando un atteggiamento non direttivo. L’ ascolto attivo è la capacità di porre attenzione alla comunicazione dell’altro senza formulare giudizi.  

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L’arte del Consenso. Di Sì e di No

Copyright: Marica Zottino

L’arte della seduzione è un terreno con contorni poco definiti in cui il gioco delle parti a volte si basa sull’ambiguità. In questo gioco di parti, a volte un apparente atteggiamento distante e distaccato, può trasformarsi in uno più favorevole davanti all’insistenza dell’altro/a. Quando entriamo nell’ambito sessuale, questi contorni poco definiti diventano scivolosi e… pericolosi.

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L’incontro impossibile. Annotazioni di psicoterapia con pazienti “difficili”

Adamo ed Eva trovano il corpo di Abele, 1826 –  William Blake. Tate Britain, London
http://freechristimages.org

Da diversi anni seguo alcuni pazienti che Malcom Pines (1975) avrebbe definito “difficili”. Cosa si intende per paziente difficile?

Per descriverlo citerò le parole di uno di essi, un giovane di 27 anni affetto da disturbo borderline di personalità. Dopo alcuni anni di terapia questo paziente mi riportò il proprio disagio e la propria rabbia a seguito della proposta che gli avevo fatto di considerare una terapia farmacologica. Sentiva che volevo “sbarazzarmi” di lui, e per farlo ricorrevo al farmaco. Lui non poteva accettare di dipendere dal farmaco e sentiva che io lo stavo rifiutando perché troppo “grave”.

difficile, paziente, psicoterapia

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Crearsi un nemico per superare l’angoscia. La Psicoanalisi della Guerra

                                         “Grande guerra- Soldato italiano”  by autoridimmagini.it

Perché la guerra?  Già Freud ed Einstein si ponevano nel 1931 questa domanda, sotto gli occhi vigili ed attenti di coloro che, in un incontro della Società delle Nazioni, speravano in un antidoto trovato da queste due geniali menti.  Appare troppo vero e chiaro come, dopo il 1914, nessuno possa più guardare al progresso della scienza e della tecnica senza considerarne il prezzo umano e senza considerare il pericolo micidiale che vi è racchiuso. Freud fu proverbiale anche su questo punto: “Gli uomini adesso hanno esteso talmente il proprio potere sulle forze naturali che giovandosi di esse sarebbe facile sterminarsi a vicenda, fino all’ultimo uomo.

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(An)Alice. La storia di una ragazza e la presentazione di un disturbo

Imagen de Emily_WillsPhotography en Pixabay 

In un pomeriggio come tanti, di un giorno pari del mese in cui è “dolce dormire”, accendo il computer, apro banalmente un documento Word e comincio a scrivere, a riversare su questa pagina bianca i contenuti della mia scatola cranica, come se questo schermo fosse un caro confidente, un diario segreto tempestato di glitter rosa nelle mani di una ragazzina, ma sempre con il lucchetto a fianco. Ebbene, ho avuto modo in questa fase della mia vita, del mio percorso formativo, di accostarmi in modo, tanto fortuito quanto intenso, alla Psicologia. Tale accostamento mi ha consentito di interpretare in un’ottica del tutto nuova, diversa ed originale, aspetti ordinari spesso dati per scontati, ma in particolare di venire a conoscenza tramite approfondimenti, del mondo della Psicoanalisi. È bastato un clic del mouse a consentirmi l’accesso a questo mondo, tramite un collegamento Youtube, l’indice del cursore preme la “stringa” ed ecco che in una manciata di secondi, il magico rettangolo del sito di condivisione mi carica un video e in questo video vi è un uomo.

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Pollicino: un percorso di crescita.

Avere fiducia di potercela fare anche nelle situazioni più complesse

 

  “Non è forte colui che non cade mai, ma colui che cadendo si rialza”.

                                                                                                                                                                                                     J. Wolfgang von Goethe

Le fiabe sono una traccia educativa che aiutano i bambini ad avviarsi sulla strada della vita, insegnando loro le grandi trame dell’esistenza, sulle quali comincia a disegnarsi l’anima. Pongono questioni semplici ma fondanti, che lavorano sull’inconscio di ognuno, creando identità morali e modelli di comportamento. Le fiabe sono importanti perché offrono una risposta non esplicita ma simbolica al senso della vita, e questo linguaggio mediato è proprio ciò che permette il collegamento tra l’aspetto emozionale e razionalità: attraverso le fiabe i bambini hanno una prima consapevolezza del loro mondo emotivo, perché essere personificano e danno voce a sentimenti e conflitti interiori non facilmente esprimibili. Secondo Jung le fiabe sono “l’espressione più pura dei processi psichici dell’inconscio collettivo e rappresentano gli archetipi in forma semplice e concisa” (Per un maggiore approfondimento si rimanda all’articolo La funzione psicologica della fiaba – Il regno del proprio inconscio). 

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Il rifiuto come trauma. La trasmissione intergenerazionale del trauma

Spesso accade che i genitori che vivono una sofferenza profonda, come ad esempio un forte trauma, un lutto, possono riuscire ad elaborare una serie di strategie e a mettere in atto delle difese psichiche facendo in modo di coprirla, mascherarla e allontanarla affinché possano continuare la loro vita, agevolando allo stesso tempo quella dei propri figli. Un gesto d’amore, questo, che tutela i figli e li tiene lontani dalla sofferenza. Tuttavia il dolore, il trauma, permane nella persona che lo ha subito e se non viene considerato, vissuto ed elaborato, esso rimane come incapsulato e può essere passato, come fosse parte del corredo genetico, alla seconda generazione che avverte e percepisce la sofferenza a livelli profondi, inconsci. Le difficoltà delle nuove generazioni derivano dalle generazioni passate, come un’eredità che viene lasciata a livello inconscio.

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