Autore: Diego Bonifazi

Una buona sintonizzazione
Mindsight e stili di attaccamento

Secondo Siegel e Payne Bryson, (vedi articolo Tra il sopravvivere ed il fiorire) i bambini con attaccamento sicuro sembrano avere maggiori risultati durante il loro sviluppo, come: sintonizzazione, flessibilità emotiva, funzionamento sociale e abilità cognitive.

La mente è un insieme di aree del cervello che funzionano in sinergia, ovvero sono integrate tra loro. Quindi, se non esistesse un funzionamento ottimale, a causa di esperienze negative di attaccamento, la mente del bambino potrebbe funzionare come un sistema non integrato.

Attraverso la Strange Situation ideata da Mary Ainsworth è stato possibile identificare quattro pattern di attaccamento infantile. In questa procedura il bambino con la madre vengono introdotti in una stanza piena di giocattoli. In momenti diversi il bambino viene lasciato solo oppure in compagnia di un estraneo per poi farlo ricongiungere con la madre per studiarne il comportamento.

L’ attaccamento può essere sicuro o insicuro. L’ attaccamento di tipo insicuro può essere a sua volta diviso in evitante e ambivalente. Un quarto tipo di attaccamento, quello disorganizzato, è stato individuato solo in un secondo momento.

Questi stili di attaccamento possono essere quindi divisi o sulla base della sicurezza/insicurezza oppure sulla base dell’organizzazione/disorganizzazione. Anche stili di attaccamento insicuri come l’evitante sono caratterizzati da una organizzazione delle risposte, a differenza dello stile disorganizzato che presenta un insieme incoerente di risposte. Tra i fattori più importanti nello sviluppo di uno stile di attaccamento sicuro, di certo c’è la “sintonizzazione” tra madre e bambino, ovvero quella capacità che permette alla madre di entrare in contatto con la mente del figlio, comprendere i suoi bisogni e di rispondere in maniera adeguata.

  • Attaccamento sicuro:

il bambino protesta vivacemente al momento della separazione dalla figura di attaccamento, continuano a cercarla durante la sua assenza, e si calma prontamente alla riunione con lei. Il bambino appare determinato e sicuro nella sua ricerca del genitore, e anche sicuro del conforto che questi gli offrirà al momento del ricongiungimento.

  • Attaccamento insicuro evitante:

il bambino che appartiene a questa categoria reagisce con apparente indifferenza alla separazione dalla figura di attaccamento.L’indifferenza è apparente perché è possibile dimostrare, attraverso la registrazione della frequenza cardiaca che è presente una notevole attivazione emozionale, non riscontrabile dal comportamento perché controllata o repressa dal bambino. Nel momento della riunione, questi bambini non solo mantengono la loro apparente indifferenza, ma tendono attivamente a evitare il contatto fisico, e talora solo il contatto di sguardi, con il genitore.

  • Attaccamento insicuro ambivalente:

i bambini che hanno questo tipo di pattern di attaccamento mostrano un notevole disagio al momento della separazione dalla figura di attaccamento, piangendo rabbiosamente o lasciandosi andare ad attacchi di collera. Al momento della riunione non riescono a farsi consolare e mostrano un comportamento resistente, oppure possono manifestare comportamenti passivi. E’ chiamato ambivalente (il bambino sembra ambivalente nei confronti della figura di attaccamento, desiderandone la presenza ma anche rifiutando il conforto che dovrebbe derivare dal suo abbraccio) o resistente (per la caratteristica resistenza a ricevere conforto mostrata nel momento del ricongiungimento).

  • Attaccamento disorganizzato:

questo quarto pattern è caratterizzato da una notevole disorganizzazione del comportamento di attaccamento, sia al momento della separazione che dopo la riunione. I bambini che mostrano questo pattern reagiscono alla separazione e al ricongiungimento con comportamenti contraddittori simultanei o in rapida successione. Le loro risposte al momento della riunione possono andare dalla ricerca intensa di vicinanza a comportamenti marcati di evitamento; oppure, al ritorno della figura di attaccamento, mostrano spavento, stereotipie o comportamenti bizzarri; o ancora, possono deviare il loro cammino verso il genitore rientrato nella stanza per andare a porsi, all’improvviso, con la faccia rivolta alla parete.

Secondo gli autori, quindi, esperienze e relazioni interpersonali sane, determinano un normale e naturale processo di resilienza, ovvero un risanamento a livello cerebrale di vecchie ferite impresse dalle esperienze. Questo processo di resilienza è definito sintonizzazione, inteso come la capacità di stabilire relazioni reciproche con gli altri sia a livello verbale, sia emotivo, che comportamentale.

Chi presenta un attaccamento disorganizzato, invece, mostra diversi disagi emotivi, relazionali e cognitivi, oltre a una marcata predisposizione alla disregolazione. Quindi, la mancanza di esperienze precoci di sintonizzazione porta al manifestarsi di diverse forme di disagio, di disregolazione, di scarsa resistenza allo stress, con effetti destabilizzanti anche sul sistema immunitario. L’insieme di questi effetti nocivi può causare una modifica nell’attivazione dei geni, la cosiddetta epigenesi. Quindi, la scelta di un percorso di attivazione piuttosto che un altro può essere influenzata da queste esperienze non sane, che potrebbero essere alla base del disagio psicologico.

Inoltre, sempre secondo gli autori, una buona capacità di mindsight deriva dall’integrazione del funzionamento dell’emisfero destro e sinistro. La dissociazione, invece, si ha nel momento in cui si possiede una scarsa capacità di mindsight. Quindi, buone capacità cognitive e una buona integrazione tra le parti dovute ad un attaccamento sano, migliorano la connessione tra i due emisferi e favoriscono la capacità di mindsight.

Dott. Diego Bonifazi

Assistente Sociale a Roma

(+39) 3296614580

Email: diego.bonifazi@yahoo.it

Per Approfondire:

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Tra il sopravvivere e il fiorire
L’approccio facilitatore di Siegel e Payne Bryson

L’ approccio facilitatore di Siegel e Payne Bryson prende spunto da studi effettuati sul cervello, in particolare nell’ambito delle neuroscienze cognitive, e si basa sui concetti di integrazione e relazione.

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Un’idea di futuro
Il confederalismo democratico di Abdullah Öcalan

Credit foto: Global Project

Abdullah Öcalan nasce nel 1948 ad Ömerli, un villaggio nell’ Anatolia Sud-Orientale.

Nel 1977, fonda il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), partito che lotta per l’autonomia del Kurdistan, per l’ecologia, per l’emancipazione della donna e contro il sistema patriarcale e capitalista.

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Piccoli invisibili
Minori e violenza assistita

Il fenomeno della violenza domestica, oltre a danneggiare la salute psico-fisica delle donne che ne sono colpite, coinvolge sempre, direttamente o indirettamente anche i i figli e le figlie testimoni dei maltrattamenti. Si tratta della violenza assistita, che è stata definita dal Cismai (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso dell’Infanzia) come “il fare esperienza da parte del/la bambino/a di qualsiasi forma di maltrattamento, compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica, su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative adulti e minori”.

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Ritornare a sé. La meditazione nella società moderna

Nell’ultimo ventennio, sfruttando l’onda energica e positiva delle pratiche yoga, anche la meditazione ha assunto un ruolo importante nella società moderna occidentale. Inizialmente come parte di una seduta di yoga appunto, poi come disciplina autonoma.

La nascita della meditazione, in oriente, si può far risalire al II secolo avanti Cristo, nella regione del Punjab, tra le attuali India e Pakistan.

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I nuovi “falsi” maestri. Tra amartofobia ed apparenza

“Non c’è più spazio per il maestro. Non parlo solo dei grandi maestri, ma persino dei piccoli maestri, quello di scuola ad esempio.

Quando io andavo a scuola, quello che mi insegnava a leggere e a scrivere era un maestro, un personaggio che ha influenzato tutta la mia vita. Si è rotto il meccanismo che creava dei modelli. Oggi ognuno è il medico di se stesso, tutti hanno visto alla televisione qualcosa, o hanno sentito dire, tutti sono cuochi, sono architetti, tutti sono tutto e nessuno rispetta più niente.”

(Tiziano Terzani)

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Rinascere dalle proprie ceneri. La resilienza nelle persone

​Molti già conosceranno il mito della Fenice. Volatile in grado di controllare il fuoco e di rinascere dalle proprie ceneri dopo la morte. I primi a raffigurare il mito della fenice sono stati gli egizi, poi, l’uccello dalla grande saggezza e dalle lacrime curative è entrato a far parte dei miti greci e di molte popolazioni orientali.

In particolare in Cina, il termine fenice viene tradotto come Feng Huang ed inizialmente stava a rappresentare non uno, ma due uccelli, uno maschio(feng) ed uno femmina(huang) ed insieme andavano ad ampliare la metafora dello Yin e dello Yang.

Feng huang e Yin e Yang, quindi, come dualità che armonizza ogni cosa.

Il mito della fenice spesso viene associato alla resilienza richiesta all’essere umano per fronteggiare un lutto o qualsiasi forma di trauma.

Jung nel suo libro “simboli della trasformazione” risalta la somiglianza tra il volatile e l’essere umano

“Questa emblematica creatura di fuoco, in grado di risorgere maestosamente dalle ceneri della sua stessa distruzione, simboleggia anche il potere della resilienza, l’ineguagliabile abilità di rinascere molto più forti, coraggiosi e luminosi.”

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Riapriamo le nostre porte. Le relazioni nel post lockdown

Quante volte in questi due mesi di lock down ci siamo ritrovati a leggere articoli o ad ascoltare opinionisti che, molto ottimisticamente, auspicavano una società migliore alla fine della chiusura forzata? 

Una società dove il vicino sarebbe stato un alleato in questo destino comune e non un avversario sul quale prevalere.

E’ stato veramente così? Siamo tornati fuori dalle nostre case cambiati e pronti ad aprirci e ad accogliere gli altri?

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