I mille frammenti dello specchio. L’universo celato dietro un DCA

La prima volta che ho sentito parlare di anoressia, il più “famoso” tra i disturbi del comportamento alimentare, l’ho collegato in maniera automatica alla pressione culturale relativa alla magrezza. Indubbiamente, infatti, è dilagante nella società occidentale il mito della magrezza e come essa sia divenuta ormai sinonimo di bellezza. Diverse ricerche, infatti, hanno messo in evidenza  come l’indice di massa corporea richiesto alle modelle in concorsi di bellezza come miss America si sia abbassato di circa 2 punti dagli anni 50 agli anni 2000. Tuttavia è decisamente riduttivo e limitante sia per fini di ricerca che curativi, ridurre un dca a meri fattori culturali; questi devono essere considerati solo come uno dei tanti fattori di rischio che sono alle spalle di questi disturbi.

Mi piace usare questa metafora: il dca è la punta dell’iceberg. Sotto lo spettro dell’ acqua c’è tutto il fulcro del disturbo che è strettamente connesso all’individualità del paziente, alla sua storia. In altre parole, apparentemente, vediamo le stesse manifestazioni cliniche, le stesse punte dell’iceberg ma queste celano dei meccanismi ogni volta diversi. Lo specchio non è mai univoco ma spezzettato in mille piccoli frammenti che ogni volta raccontano qualcosa di diverso.

Anoressia, cibo, disturbi alimentari, psicoterapia

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La teoria emotiva dell’obesità
Alla ricerca di un equilibrio tra pieni e vuoti

Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay

Il tema dell’obesità è stato trattato diverse volte nella nostra rivista (per approfondimenti si rimanda agli articoli “Dipendenza da cibo- il legame tra nutrimento ed emozione” nel mese di febbraio 2015, “Obesità – L’imbottitura dell’anima” nel mese di settembre 2015). Questo perché nei diversi disturbi riguardanti l’alimentazione, sebbene abbiano un’eziologia multifattoriale, la componente psicologica è sempre presente. Per prima cosa sarebbe utile fare una distinzione tra obesità esogena ed endogena. Quando parliamo di obesità endogena parliamo di un disturbo causato da una patologia organica, come può essere ad esempio un problema alla tiroide o una patologia medica di altro tipo. L’obesità esogena al contrario è un disturbo del comportamento alimentare che ha all’origine un’anomalia nel modo in cui è avvertita la fame, a causa di un apprendimento percettivo errato. In entrambi i casi, però, sia che la componente psicologica sia la causa, sia che costituisca una conseguenza del disturbo, è sempre presente. È per tale motivo che con il tempo sono state formulate diverse teorie sull’argomento. Quella che mi piacerebbe approfondire oggi è la teoria emotiva dell’obesità.

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Anoressia e “desiderio di godimento”
Dall’oggetto primario all’ “oggetto niente”, dal seno al digiuno

“Devo masticare in modo che possa avere un’idea del sapore. Ma non devo inghiottire NIENTE. Poi sputo tutto. Così resto me stessa, ma senza rinunciare al sapore”(dall’esperienza clinica di Massimo Recalcati – trattamento di una paziente anoressica che descrive il suo modo di nutrirsi). Il niente è oggi di moda. Non la moda filosofica del nichilismo ma quella patologica dei disturbi alimentari. Anoressia e bulimia assumono come loro specifico oggetto del desiderio il Niente. L’ anoressia mangia il niente. L’ oggetto del desiderio non è mancante ma da ritrovare in quanto usato in modo particolarmente improprio. Ecco perchè l’ anoressia può essere oggi intesa come nichilismo del desiderio.

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Obesità e Bulimia. Possibili declinazioni del vuoto

Ricordo ancora che mi svegliai nel cuore della notte, allertata da un insolito rumore proveniente dal bagno posto in fondo alla mia piccola casa. Fuori buio pesto, gli occhi semi chiusi e la mente ancora dormiente, seppur in buona parte impegnata a decifrare quegli strani e confusi segnali sonori che percepivo essere non troppo lontani dal mio letto. Ed ecco che d’improvviso riuscii a distinguere il tutto: era il tipico crunch – crunch di chi è intento a mangiare delle croccanti patatine in busta. Avevo svelato l’arcano. Quel giorno l’amica della mia inquilina si era fermata a cena da noi: entrambe avrebbero studiato fino a tarda sera in vista di un esame di biologia molecolare fissato a breve e che destava loro non poca preoccupazione. Evidentemente, credendo di non essere scoperta da nessuna di noi, complice l’ora tarda ed il silenzio della notte, aveva ben pensato di rifugiarsi fra le mura del bagno, cui aveva affidato il compito di custodire segretamente la scarica violenta e veloce di una tensione emotiva a lungo accumulata. E’ passato parecchio tempo da allora e per quanto la memoria non mi aiuti a riportare esattamente tutte le riflessioni che feci in quelle rapide frazioni di secondo, c’è però una cosa che ricordo come fosse ieri: la mia attenzione a quel rumore fragoroso e pungente, al limite del fastidioso, e in special modo la voracità sottesa e tutta concentrata in quell’azione, nitidamente percepita dalle mie orecchie. 

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L’anoressia
Dallo svezzamento al rifiuto del cibo

I disturbi del comportamento alimentare fanno parte di quei disturbi psichici con un evidente componente sintomatologica che si manifesta a livello comportamentale.

Non a caso si usa la dicitura “del comportamento alimentare”.

Tutti più o meno sanno cos’è l’anoressia e sono informati su ciò che caratterizza le persone anoressiche.

È facile e quasi immediato, quando si sente parlare di anoressia, pensare a ragazze che controllano costantemente il loro peso perché sono terrorizzate dall’idea di ingrassare. Ragazze che nonostante siano sottopeso o nella media si vedono grasse e perciò continuano a calcolare le calorie dei loro esigui e infrequenti pasti. È facile anche associare questo quadro alimentare ad un’intensa attività fisica o ad un profilo scolastico eccellente. Si sa che le anoressiche sono molto rigide.

Ho scritto le ragazze anoressiche perché è noto anche che questo disturbo riguarda prevalentemente la popolazione femminile.

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Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata
Abbuffate di Emotività

In questa sede abbiamo più volte affrontato il tema della nutrizione e delle implicazioni personali e sociali associate a tale pratica vitale. Il cibo è banalmente ciò che ci mantiene in vita, ma al contempo rappresenta significati che sono strettamente legati, in maniera differente per ognuno di noi, ad un insieme di emozioni precise e ambivalenti (per un approfondimento si rimanda all’articolo Dipendenza da cibo – Il legame tra nutrimento ed emozione  della rivista del mese di Febbraio 2015). Può essere una gratificazione o una punizione, una scusa per interagire, una scelta attraverso cui esprimere il proprio modo di essere, una difficile dipendenza da cui uscire, un piacevole conforto, un nemico da combattere..

l cibo rappresenta il pensiero ossessivo di chi mette in atto comportamenti disfunzionali nel tentativo di distruggerequell’idea di “nemico/amico”, rischiando invece solo di annientare se stesso.  È il caso dei disturbi del comportamento alimentare.

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Obesità. L’imbottitura dell’anima

Sono una psicologa e lavoro con pazienti con obesità.

Molte persone mi hanno chiesto in diverse occasioni “cosa ci fa” una psicologa con gli obesi, “gli prescrivi una dieta?”, “vai a correre con loro?”, scherzano. Me lo sono domandata anche io “cosa posso farci”, nel momento in cui per tutta una serie di motivi sono finita a lavorare con questa patologia. È importante domandarsi la ragion d’essere del proprio lavoro, qualunque esso sia, in ogni occasione, anche laddove questa ragion d’essere sembri scontata. Ebbene da questo mio interrogarmi, come sempre accade quando si complica una questione, non è arrivata una risposta chiara e lineare, ma un insieme di riflessioni, che derivano appunto dalla pratica clinica, che desidero condividere con i lettori. La scrittura infatti, così come la parola, il racconto che si fa ad un amico, serve spesso a questo, a mettere ordine, ad inserire eventi apparentemente disordinati e sconnessi tra loro all’interno di una narrazione, che fornisca quindi una cornice, un ordine di senso a ciò che sta accadendo.

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Bulimia Nervosa. Una fame da bue

Dopo la pubblicazione del mio ultimo articolo uscito su questo sito nel mese di Maggio, dal titolo Anoressia. Tra narcisismo e conflitti interiori ho riflettuto molto sulle somiglianza e le enormi differenze tra i vari disturbi alimentari, in questo caso tra Anoressia e Bulimia Nervosa. Queste due patologie vengono spesso confuse l’una con l’altra e da questo nasce il mio bisogno di fare chiarezza e ordine in un mondo caratterizzato da caos e confusione.

…E poi invece c’è lei… Valentina, una ragazza di 20 anni, molto bella, con un fisico asciutto, ama correre all’aperto, odia la solitudine e per questo si è circondata di tante persone con le quali è riuscita a costruire un legame amicale. Ama gli aperitivi con le amiche, si ritrova spesso nei bar a mangiare noccioline mentre sorseggia con gusto uno spriz. La sua vita sentimentale  non è chiara e definita, intrattiene rapporti e relazioni sessuali promiscue e impulsive che la portano ad avere uno sfrenato bisogno di conferme e per questo tende ad accumulare tanti, troppi partner sessuali.

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Anoressia. Tra narcisismo e conflitti interiori

Maria è una ragazza di 16 anni, frequenta un prestigioso liceo, i voti sono alti, pretende molto da se stessa, in realtà non le piace studiare, ma il possibile fallimento le procura un’ansia incontrollabile che la spinge a fare sempre di più. Quando finisce la scuola viene accompagnata, spesso, dalla madre a fare danza classica, apparentemente molto amata da Maria, ma in realtà con delle regole così “rigide” per la sua mentalità, che è costretta a vivere una vita che non gli appartiene fino in fondo. Ed è proprio nella palestra dove pratica danza, che Maria trascorre la maggior parte del suo tempo: si allena con costanza quasi ogni giorno, è uno sport affascinante, ma la costringe ad un alimentazione povera, molti cibi non sono permessi e il controllo della fame è fondamentale per mantenere la forma. Non ha molti amici, al di fuori di una o due compagne di classe che conosce da parecchi anni, non frequenta praticamente nessuno: ogni relazione apparentemente amicale si trasforma in competizione, ha enormi difficoltà nel fidarsi sia degli adulti che dei coetanei. 

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Dipendenza da cibo. Il legame tra nutrimento ed emozione

Pierre-Auguste Renoir, Le déjeuner des canotiers (Il pranzo dei canottieri)(1880-82), Phillips Collection, Washington

Sei al ristorante con gli amici. Arriva il cameriere che comincia ad elencare i primi piatti e lo fa con tale maestria e minuziosità che cala il silenzio, in un tavolo in cui qualche secondo prima era impossibile comunicare persino con chi ti era seduto vicino. Anche al tavolo accanto le persone che sono arrivate dopo e non hanno ancora ordinato, smettono di parlare e origliano attirate da un particolare cibo che li ha ipnotizzati. Quando il cameriere finisce di elencare il menù sei indeciso tra 4/5 pietanze, tanto che o gli chiedi di ritornare più tardi perché hai bisogno di una pausa di riflessione, oppure parte la consultazione tra amici: “Tu che cosa prendi?”.

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