Confini
Pensare, sentire, essere

Freud costruisce le fondamenta della psicoanalisi sviluppando la teoria secondo la quale la psiche è costituita da regioni (inconscio, preconscio, coscienza) ed istanze psichiche interne (Es, Io, Super-Io). Una scienza dei confini elaborata da Freud e ripresa da Matte Blanco, psichiatra e psicoanalista cileno il quale, attraverso il saggio “l’inconscio come insieme infiniti”, arricchisce il pensiero freudiano attraverso un percorso originale di definizione ed esplorazione delle regole peculiari che governano l’inconscio.

Lo psicoanalista cileno riprende il concetto di inconscio come Regno dell’Illogico chiarificando che tale universo possa essere governato da una logicità tutta propria da scoprire e capire. Matte Blanco ritiene che le concezioni della mente siano permeate dalla comparazione spaziale. Il sogno, nonostante le sue infinite chiavi di lettura, acquisisce il proprio significato se confinato in uno spazio ed inserito in un contesto di vita che dà senso al momento di esistenza. La metafora, il quale utilizzo è tanto caro alla psicoanalisi senza il quale non si potrebbe accedere al linguaggio quindi all’inconscio, è sostanzialmente un fenomeno spaziale.
La stanza di psicoterapia accoglie quella parte dell’individuo più nascosta in uno spazio confinato perché è proprio grazie alla presenza di confini che il paziente può sentirsi libero ed al sicuro di esprimere sé stesso e se la natura dell’essere umano tende a nascondersi, la psiche può trovare il suo spazio per essere compresa e vista.
La vita ha bisogno di confini per mantenersi tale fin dai primi giorni quando il neonato utilizza la pelle per sentire, ma anche per proteggersi dal mondo ricco di stimoli che il bambino non può gestire in assenza della figura genitoriale che, attraverso il calore della sua di pelle quindi attraverso il tatto e l’affetto, dà protezione. Il bambino sente di appartenere e sviluppa un senso di sicurezza che lo accompagneranno nell’esplorazione prima del mondo e poi del sé per tutto il resto della sua esistenza. Questa esplorazione è possibile grazie alla presenza di confini tra sé e mondo e tra sé e l’Altro. Una barriera però costituita da pori che permettono il contatto e gli scambi relazionali: linee di confine e membrane di contatto che permettono passaggi e ai pensieri di essere pensati in uno spazio mentale contenuto dal contenitore (la mente) del pensatore (Wilfred Bion, 1977-1983).
La vita umana necessita di sentimento di appartenenza, di radici e di identità. La barriera di contatto, concetto elaborato da Wilfred Bion, psicoanalisi britannico, separa il conscio dell’inconscio, l’interno dall’esterno ed il me dal non-me.

Senza confini l’esistenza umana precipita nel caos e nell’indifferenziato, in ciò che non può essere distinto minacciando così la formazione di una identità strutturata e definita. Una vita al contrario priva di confini conduce ad un’esistenza smarrita, persa e frammentata.

La natura spinge l’individuo a difendere i confini della propria vita individuale ed ha bisogno di protezione, rassicurazione ed edificazione di barriere per poter sopportare sofferenze, problemi ed avversità, un modo altresì per proteggere la propria esistenza. L’istinto a delimitare il proprio territorio è l’espressione di un bisogno primario di sicurezza che dà la possibilità alla pulsione di essere direzionata e non soppressa (M. Recalcati, 2020). Per approfondire vai all’articolo https://ilsigarodifreud.com/2020/10/casa-dolce-casa-il-bisogno-di-confini-e-intimita/

I confini costituiscono un rifugio ma anche una circoscrizione della propria identità. L’eccesso di appartenenza può condurre però all’irrigidimento del confine, al conformismo ed alla massificazione quando lo sradicamento comporta errare non in libertà, ma perdendo sé stessi insieme al sentimento di identità.

La sanità mentale consiste in un equilibrio tra erranza/esplorazione ed appartenenza nonché una rinuncia al tentativo di innalzare un muro tra sé e gli altri per difendere il proprio patrimonio identitario al fine di rimanere illusoriamente intatti, spesso negando l’esigenza naturale di aver bisogno dell’altro per sentirsi ascoltati, accolti e per potersi confrontare.

La funzione simbolica del confine non è solo quella di delimitare la nostra identità, ma anche quella di consentire la comunicazione, lo scambio, la transizione e la trasformazione di noi stessi e la libertà di continuare ad esistere nella lontananza mantenendo il proprio senso di appartenenza.

Dott.ssa Ilaria Pellegrini

Riceve su appuntamento a Pomezia e Roma zona Piramide

(+39) 3897972535

ilariapellegrini85@gmail.com

Per Approfondire:

  • Anzieu, D (1985). l’io pelle
  • Blanco, M (1975). L’insconcio come insieme infiniti
  • Blanco, M (1995). Pensare, sentire, essere
  • Gabbard, O (1999). Variazioni del Setting
  • Recalcati, M (2020). La tentazione del muro – lezioni brevi per un lessico civile

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