Le Carte Dixit
L’Uso in Psicoterapia

Dixit è un gioco da tavolo acquistabile nei negozi di giocattoli e nelle librerie, ma anche online.

È un gioco di carte, di narrazione e di fantasia in cui lo scopo è far capire a qualcuno (ma non a tutti) la propria carta, descrivendola con una o più parole significative. Nasce nel 2002 da un’idea di un neuropsichiatra infantile, Jean-Louis Roubira, specializzato nella relazione madre-bambino, nel tentativo di creare uno strumento d’indagine dei vissuti dei bambini con la volontà di uscire da un clima asettico di valutazione. Le varie carte, disegnate ad hoc da illustratori e illustratrici, mettono al centro tematiche arcaiche antropologiche e psicologiche come il tema della nascita, le libertà e le prigionie, le scelte, le ambiguità, il falso sé, le relazioni, l’amore… Nelle carte sono presenti numerosi elementi ispirati alle fiabe tradizionali che portano con sé gli archetipi dell’inconscio collettivo.

Nel gioco, un narratore a turno dà un titolo ad una storia partendo da una semplice immagine in cui sono racchiusi molteplici contenuti metaforici, scegliendo quale contenuto descrivere e dando forma a un significante in un significato.

Dixit può riscaldare le serate, le domeniche pomeriggio o il tempo con le persone care; maggiore è l’intesa e la complicità fra i partecipanti, maggiori sono le possibilità di vincere.

Giocando si allena la sensibilità, l’empatia e si mette alla prova la sintonia relazionale.

LE CARTE DIXIT NELLA PRATICA CLINICA

Il ricco contenuto metaforico delle illustrazioni, ideato allo scopo di suscitare emozioni e facilitare associazioni, entra nei percorsi di psicoterapia divenendo un utile strumento di lavoro.

Le carte Dixit permettono ai pazienti di trovare, sentire e descrivere le emozioni e tirare fuori i contenuti latenti; lavorare con le immagini significa eliminare barriere, soprattutto la barriera dei tabù culturali; facilita la nascita di sensazioni condivise nel campo relazionale tra paziente e terapeuta che vanno oltre le parole per dirlo e arrivano dirette e corporee.

Introducendo le carte Dixit in terapia, entriamo in un clima giocoso – ma non leggero – dove si lavora con i simboli e si genera una dinamica di ascolto al 100%attivando il corpo (sensazioni) e la mente (funzione riflessiva) degli attori coinvolti.

L’immagine, più della parola, instaura con la realtà un contatto immediato ed emotivo: il registro delle immagini non fornisce un’unica lettura possibile della realtà, ma numerose interpretazioni di essa che variano a seconda del vissuto di chi osserva. Le carte Dixit contengono simboli sia positivi, che negativi che veicolano molteplici significati da esplorare nel lavoro a due, significati che acquistano valore proprio all’interno della relazione terapeutica, nel gioco di associazioni e di co-costruzione di un racconto.

Quando introdurre le carte Dixit in Psicoterapia?

Si consiglia di fare un’analisi del “momento giusto” esclusivamente valutando ciò che può essere utile al paziente, mettendo a tacere i desideri personali di sperimentare un nuovo strumento divertente e innovativo sempre e comunque.  Non tutti i pazienti sono pronti a lavorare su un registro simbolico o a farlo in ogni fase della terapia.

Sicuramente un elemento importante da valutare  è la presenza della relazione terapeutica, o quantomeno di una alleanza, per entrare in sintonia e poter attivare un lavoro nel profondo.

Può essere molto utile introdurre questo strumento quando viviamo una fase di stallo terapeutico e sentiamo l’esigenza di andare oltre il registro verbale e le resistenze della consapevolezza.

“Ho proposto le carte Dixit in un momento in cui sentivo A. bloccato. Da qualche incontro lo sentivo “mangiato” dalla routine e con la sensazione di non avere alcun potere di cambiare le cose”.

Perché introdurre le carte Dixit in Psicoterapia?

Lo scopo deve essere molto chiaro e l’intervento deve sempre avere una finalità terapeutica che varia a seconda della storia e delle problematiche del paziente. Lavorare con le immagini permette di aiutare il paziente a esprimere se stesso, aumentare la consapevolezza di ciò che sta portando e scoprire nuove chiavi di lettura della problematica attraverso il suo sentire.

“Era il momento di indagare l’ attuale capacità di progettualità di A., dunque la tematica del “tempo”, e ho sentito di farlo attraverso il registro delle immagini per permettergli di entrare in contatto con quelle sensazioni che fa fatica a sentire e tirare fuori”.

Come introdurre le carte Dixit in Psicoterapia?

Non essendo uno strumento standardizzato, non esiste una procedura unica e corretta.

Basandoci sul nostro quando e sul nostro perché, possiamo strutturare il nostro come.

1. La scelta della versione delle carte Dixit

È un compito preparativo che spetta al terapeuta. Esistono numerose espansioni del gioco: vari mazzi di carte disegnati da differenti illustratori che veicolano contenuti diversi e creano un clima a sé. È bene conoscere più espansioni, selezionare e proporre quella giusta alla situazione secondo il personale sentire. Scelta l’espansione da usare, si possono selezionare solo alcune carte o lasciare l’intero mazzo al paziente senza operare ulteriori manipolazioni.

“Con A. ho usato la versione Revelations: sulla scatola, nella descrizione, è scritto che conduce i giocatori in un mondo elegante e delicato.”

2. La consegna

Il terapeuta propone di introdurre lo strumento, scegliendo quali elementi andare ad indagare e rendendoli espliciti al paziente in una consegna, ovvero indicandogli a quale quesito dovrà rispondere attraverso l’esercizio di associazione. Le consegne possono essere infinite: dall’indagare un aspetto identitario, a uno relazionale o sintomatologico… ma devono avere comunque a che fare con il perché pre-scelto.

Terapeuta: “Mi racconti il suo presente emotivo in relazione ad un passato e nel prospetto del futuro, scegliendo 3 carte rappresentative di una dimensione passata, presente e futura.”

3. La selezione

Dopo aver ricevuto la consegna, averla discussa e accettata, il paziente riceve il mazzo di carte.  Il suo compito è selezionare le immagini per rispondere al quesito. Nel compito di selezionare, le esperienze sensoriali precedono sempre le riflessioni: il paziente si sofferma su una carta perché sente qualcosa e poi dà un significato a quel sentire.

È importante osservare il paziente in questa fase e appuntare movimenti e atteggiamenti (se segue alla lettera le indicazioni o si distanzia dalle regola, se ci mette interesse o svolge un compito con superficialità…) per valutare la sua capacità introspettiva, la possibilità di affidarsi all’altro e il suo impegno in un percorso terapeutico.

“A. è attento. Seleziona le carte con cura, le osserva lentamente e ne lascia da parte una decina, per poi sceglierne 5. Il passato e il futuro sono rappresentati da una carta, come da consegna, mentre il presente ne ha tre che decidiamo insieme di analizzare tutte. «Il presente non riesco a racchiuderlo in un’unica carta. Non so scegliere, c’è confusione e indecisione in me», mi dice A.”

4. Il racconto

Il racconto è la fase riflessivasi passa dal sentire, alla forma concreta delle parole e si entra in una dimensione relazionale del lavoro, in cui il vissuto del paziente viene donato al terapeuta e insieme si arriva alla costruzione di significato. Il racconto è strettamente correlato alla consegna che può richiedere un lavoro cognitivo (come nel caso di A.) o un lavoro narrativo. Quest’ultimo prevede la possibilità di selezionare le carte per raccontare una storia, un favola allo scopo, nella co-costruzione del racconto, di analizzarne le dinamiche relazionali sottese, non per indagare direttamente un vissuto. Al contrario, nel lavoro cognitivo, che personalmente mi trovo a proporre con più frequenza, lo sforzo del paziente non è narrativo, ma d’indagine e ha l’obiettivo di scavare nel profondo; il compito del terapeuta è cogliere e amplificare il vissuto, aiutando il paziente anche a vedere quei particolari che condizionano le sue scelte e che sono a lui invisibili. È dunque utile che il terapeuta metta in campo le proprie sensazioni e riflessioni sulla scelta delle carte, sull’esperienza emotiva e sul racconto proposto dal paziente.

– A: “Nel Presente ho messo questa carta che volevo scartare in realtà, poi l’ho ripescata. Sono pezzi di puzzle sbagliati. Sbagliati perché non combaciano, è impossibile collegarli fra loro. Io mi sento così: ogni tanto, anche con tono ironico, mi ripeto che è tutto sbagliato. Mi sento sbagliato, spesso”

– Terapeuta: “Io vedo tanti pezzi del puzzle semplicemente diversi. Potrebbero rappresentare parti diverse di sé, parti che probabilmente non combaciano, ma che coesistono dentro di sé. In questa carta ci sono anche degli strumenti musicali; mi hanno fatto venire in mente un’orchestra: tanti strumenti diversi fra loro che solo lavorando insieme danno vita ad una sinfonia. Forse anche noi uomini funzioniamo come un’orchestra.”

5. La restituzione

È la fase conclusiva, necessaria a dare senso ai contenuti emersi e a rendere l’esperienza parte integrante del percorso terapeutico. Gli elementi raccolti, introspettivi e di scambio – dunque relazionali, vengono elaborati dal terapeuta in una restituzione finale che ri-racconta l’esperienza, usando le parole del paziente condite con propri vissuti e riflessioni, risignificando le emozioni e fornendo nuove o più chiare letture dei vissuti sui quali poter continuare a lavorare in futuro. 

Terapeuta: “Nel passato c’è l’elemento della pesantezza dei bagagli di esperienze passate e c’è il divieto di fare inversione che rimandano ad un vissuto nostalgico e depressivo. La scena viene osservata da lontano, come se servisse guardare indietro per avere un contatto con la realtà di quei sentimenti ed arrivare nel presente senza perderli di vista. Nel presente c’è il bisogno di integrare parti scisse di sé e il desiderio di relazionarsi anche percependosi diverso rispetto a ciò che gli altri si aspettano da lei; c’è il problema dello “scegliere” una strada nella solitudine e nell’indecisione, sentendo il peso delle responsabilità, una strada che non per forza sarà quella giusta – scegliere considerando quindi il rischio di sbagliare; e c’è il lavorare sul sé autentico, percependo il peso delle maschere che ogni giorno sente di mettersi addosso e vedere quanto questo movimento rappresenti una resistenza ad essere libero da quel vuoto che prova quando non ne indossa nessuna. La carta del  futuro descrive la paura di trovarsi un giorno vecchio, senza aver vissuto abbastanza, come se le fatiche del presente potessero non servire ad evitare di essere insoddisfatti. Ma mostra una speranza labile nelle proprie capacità di cambiamento ed è questa minima spinta alla progettualità alla quale aggrapparsi per strutturare nel presente le possibilità del futuro.”

La restituzione può essere preceduta o seguita da una riflessione su come il paziente si è sentito a lavorare su un registro simbolico attraverso le immagini, poiché le sue sensazioni ed emozioni devono sempre indirizzare il lavoro terapeutico.

A: “Mi sento così. Esattamente come sono queste carte. Ho raccontato quello che provo. Ora è tutto più chiaro: più le guardo e più mi vedo”

Le carte Dixit nella pratica clinica non sono presentate come una tecnica esaustiva, ma come un aiuto per far emergere vissuti emotivi del paziente. Le immagini hanno il potere di comunicare anche quando non si trovano le parole, di rievocare esperienze del passato facendole tornare consapevoli insieme alle emozioni che le accompagnano e di favorire la capacità riflessiva e il contatto con la complessità dell’esperienza di vita. Il paziente si allena a vedere più possibilità di lettura della realtà e, dunque, ad entrare in contatto con un mondo non  solo bianco o nero, fatto di luci o ombre, ma con una realtà complessa che abita fuori e dentro di sé.

Dott.ssa Emanuela Gamba

Psicologa, Psicoterapeuta ed Esperta in Psico-Oncologia

Riceve su appuntamento a Roma (Zona Prati)

tel: (+39) 389 2404480

email: emanuela.gamba@libero.it

Per Approfondire:

– Dixit, gioco da Tavolo di Asmodee –  da 8 a 99 anni

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