Assertività
La Conquista dei “No”

È così semplice dire “No”?

Qualche giorno fa mi è capitato di vedere un video di un bambino mentre fa il bagnetto, che parla con il papà. Durante il gioco che accompagna un momento fondamentale nella giornata di un genitore e del suo piccolo, il padre intrattiene il figlio facendo domande a raffica. Il bambino ha solo qualche mese meno di un anno, ma sembra aver già appreso la differenza fra la comunicazione verbale e non verbale. Si guarda intorno con occhi illuminati e sorride; si percepisce che sa dire ancora poche parole per via della sua età ed, infatti, nel video ne pronuncia solo una, precisa e diretta: “No”…“No”…“No”… Ad ogni domanda, risponde con “No” divertito, euforico ed inappropriato. Sembra aspettare con impazienza la fine della domanda per essere libero di pronunciare quella parolina che ci fa sorridere per la sua inadeguatezza, perché siamo socialmente spinti ad associarla all’accezione negativa del rifiuto, ma che rappresenta una scelta comunicativa forse meno ingenua di quanto immaginiamo . Dice “No”  senza pensarci troppo, senza fatica.

Perché per noi non è mai così indolore dire “No”? dovremmo invidiare la sua leggerezza forse, ma credo sia più interessante ed utile prenderlo come spunto per riflettere sulla modalità che ognuno di noi ha di rispondere alle richieste esterne e di riconoscere i bisogni propri ed altrui.

Presupposto di questa riflessione è la condivisione sociale di una difficoltà. Per nessuno è immediato dire un “No” fermo e deciso, contraddire l’altro senza usare un atteggiamento aggressivo o senza sentirsi in colpa ed avere il timore di offenderlo.

Ogni individuo  propende, dunque, a seconda delle sue caratteristiche individuali, per uno dei due stili comunicativi seguenti:

  • Passivo: chi non ha ancora imparato a dire “No” ed asseconda ogni richiesta esterna. Agisce con l’intento di evitare conflitti sottomettendosi al volere altrui, anteponendo i bisogni degli altri ai propri e rinunciando a comunicare emozioni, sentimenti ed idee proprie. È un atteggiamento quasi del tutto inconsapevole e nasconde forti sentimenti di inadeguatezza e paura dell’abbandono. Sono persone che non esprimono la propria opinione quando è negativa per paura di ferire e sentirsi responsabili del malessere altrui; agiscono sempre secondo ciò che pensano possa essere socialmente accettabile: ogni scelta viene affrontata con l’intento di compiacere ed essere accettato. Non è possibile reggere per lungo tempo mettendosi in secondo piano: il soggetto riuscirà difficilmente a ricondurre l’insoddisfazione al suo atteggiamento masochistico e la convertirà frequentemente in sintomi psicosomatici.  
  • Aggressivo: chi dice troppi “No” con rabbia e ostilità, reagendo con aggressività alle richieste altrui. Sono persone che hanno la tendenza a sottovalutare il volere degli altri ed a ricercare una superiorità nell’interazione; amano i conflitti. La ricerca di potere nelle relazioni, sottende l’ansia di perdere l’altro: l’unico modo per mantenere con certezza l’oggetto del desiderio è dominarlo .

Si dice che la ragione stia nel mezzo: in un continuum immaginario troviamo a metà fra questi due stili comunicativi disfunzionali, l’assertività. Essere assertivi significa anche il saper usare le due posizioni anassertive in maniera flessibile e funzionale. Se ci trovassimo, ad esempio, in una situazione pericolosa, come un sequestro di persona, la risposta assertiva implicherebbe l’uso di una posizione passiva.

Le teorie psicologiche riconoscono l’assertività come una delle competenza maggiormente funzionali al benessere individuale e relazionale,  insita in ogni individuo ed incrementabile.  

L’assertività è la capacità di riconoscere e comunicare i proprio bisogni e sentimenti, di valutare quanto sia rispettoso verso se stessi assecondare le richieste esterne e sentirsi liberi di esprimere le proprie idee, nel rispetto degli altri, riconoscendone il valore anche quando rappresentano una voce fuori dal coro.

L’assertività non è una caratteristica di personalità o un tratto statico, ma più che altro un comportamento/ una modalità comunicativa che favorisce il confronto nel rispetto di opinioni contrastanti, aiuta a risparmiare energie psichiche e quindi abbassa i livelli di stress. Gli individui assertivi attivano comunicazioni funzionali, certamente influenzate dall’individualità, in specifici contesti relazionali ed ambientali, ma possono mettere in atto comportamenti disfunzionali (definiti anassertivi) quando contesto ed interazioni sociali cambiano, più precisamente quando le emozioni aumentano e sopraggiungono difficoltà nella loro regolazione. (per approfondimenti si rimanda all’articolo “La Regolazione delle emozioni- Il regalo poco gradito” ). Più l’emozione è imprevista, più i pensieri negativi si attivano, più si perde il controllo su quel pizzico di razionalità che serve per attivare una comunicazione assertiva. Non è un dramma. Anzi. È importante ogni tanto concedersi questa possibilità ed accedere alla dimensione dell’imprevedibilità, dell’incontrollabile, perché è ciò che ci fa vivere nella bellezza della scoperta giorno per giorno di noi stessi e del mondo e che ci rende vivi. È importante in seguito soltanto, soffermarsi a riflettere, sul valore della nostra reazione.

Attivare una comunicazione assertiva è un regalo che si fa a se stessi e agli altri. Vuol dire sicuramente non rinunciare alle proprie idee, alle proprie emozioni, ai propri punti di vista e farli valere, ma significa anche rispetto verso l’altro. La possibilità di ricevere benefici da una comunicazione chiara, diretta, sincera è un’opportunità per riflettere su quanto sia  per tutti necessario ascoltarsi.  Ascoltarsi per apprezzarsi- apprezzarsi per imparare a comunicare correttamente, in modo chiaro ed efficace – comunicare per farsi conoscere … 

La comunicazione assertiva diviene efficace grazie alla centralità del sé: è possibile solo quando i bisogni altrui non vengono anteposti ai propri e quando si riconosce il proprio valore parimenti a quello degli altri. Per far ciò sono necessari buoni livelli di autostima (chi soffre di depressione tenderà ad essere passivo), un’immagine di sé adeguata, capacità di fare e ricevere complimenti e critiche e un goccio di umiltà. 

L’assertività è un trofeo raggiungibile da ognuno di noi: le strategie per vincere sono conoscere l’altro e, soprattutto, imparare a conoscere se stessi. Dialogare con sé è il primo modo di comunicare.

Dott.ssa Emanuela Gamba

Riceve su appuntamento a Roma

(+39) 389 2404480

emanuela.gamba@libero.it

Per approfondire:

Fromm E., “Assertività per esprimere se stessi, rimanendo se stessi nell’incontro con gli altri” dalla Rivista “Dalla parte dell’uomo”, Associazione Erich Fromm, 2013

Sellin R., “Le persone sensibili sanno dire no”, Ed. Feltrinelli, 2015

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