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Le lettere della psicoanalisi: A come carattere anale.

Al S.A.O.F. con amore

“My Old Bucket” di Curt Simpson

Quanto segue è stato ripreso liberamente dallo scritto di Fachinelli “Il bambino dalle uova d’oro” (2010).

Scrive Freud in “Carattere ed erotismo anale” (1908): “Fra le persone, alle quali si cerca di recare aiuto con i procedimenti della psicoanalisi, si presenta abbastanza spesso un tipo che presenta una coincidenza di determinate qualità di carattere, mentre si rimane colpiti dal comportamento, nell’infanzia di questi soggetti, di una certa funzione corporea e dell’organo che vi è interessato (…) Le persone che voglio descrivere colpiscono per il fatto che mostrano in genere le seguenti caratteristiche: sono ordinate, parsimoniose, ed ostinate. (…) Dalla storia dell’infanzia di questi soggetti si viene facilmente a sapere che essi hanno impiegato relativamente parecchio tempo per giungere a padroneggiare l’incontinentia alvi infantile, e che hanno dovuto lamentare anche nei successivi anni infantili singoli infortuni di questa funzione.” (corsivo nell’originale).

Fachinelli (2010) fa notare la cautela di Freud nel presentare queste evidenze cliniche.

Ricordiamo ai lettori che i bambini e le bambine imparano ad esercitare un controllo sfinterico tra i due e i tre anni, anche se molti presentano enuresi ed encopresi, soprattutto notturna, fino ai cinque anni di età.

Freud nel lavoro clinico di analisi di persone adulte appare colpito da queste correlazioni ed evidenze cliniche. Rifacendosi al suo scritto di tre anni prima intitolato “Tre saggi sulla teoria della sessualità” (1905), egli evidenzia il fatto che alcune persone presentano delle difficoltà ad acquisire la padronanza dell’incontinentia alvi e, inoltre, tendono a ricercare una piacevole eccitazione della mucosa anale, ad esempio attraverso la ritenzione delle feci e la loro violenta espulsione.

Ricordiamo, poi, che probabilmente le osservazioni freudiane sul carattere anale sono il punto di inizio di tutta la caratteriologia psicoanalitica (Fachinelli 2010).

Perché queste osservazioni sono così importanti tanto da colpire Freud nonostante la cautela espositiva?

Probabilmente uno dei punti centrali riguarda una prima proibizione che il bambino incontra nel rapporto con la soddisfazione del piacere. Freud sottolinea diverse volte nel suo lavoro i limiti che la socialità impone alla ricerca pulsionale del piacere, che nel caso specifico riguarda il trattenere e defecare nel momento in cui si desidera.

A tal proposito Freud scrive: “(…) il bambino si trova per la prima volta di faccia al mondo esterno, che lo affronta come una potenza nemica che tende ad impedirgli il raggiungimento del piacere, ed è qui che presenta le lotte interne ed esterne del futuro. Per eliminare i suoi escrementi, egli non può scegliere l’istante che più gli aggrada, ma deve accettare quello impostogli da altre persone. Per portarlo alla rinuncia di questi piaceri si spiega al bambino come tutto quanto stia in rapporto con tali funzioni sia sconveniente e destinato a rimaner segreto. Per la prima volta, dunque, egli è costretto a barattare il piacere con la dignità sociale. Il rapporto che lo lega agli escrementi è dapprima ben diverso. Le sue feci non gli fanno schifo, anzi egli le stima quali una parte del proprio corpo, da cui non gli riesce facile dividersi, e che egli offre quale primo “regalo” alle persone da lui preferite, che vuol distinguere” (Introduzione allo studio della psicoanalisi, 1917).

Dobbiamo immaginarci un bambino relativamente piccolo che fino a quel momento la faceva dentro al pannolino, o nelle mutande, nel momento per lui più opportuno. Inoltre, possiamo immaginare le feci nei termini di pezzi del proprio corpo, come tutte quelle parti del corpo a cui prima o poi dobbiamo rinunciare. A tal proposito, non si evidenzia mai abbastanza il fatto che ogni giorno il nostro corpo espelle all’incirca tre chilogrammi di materiale organico e ne introduce altrettanti di nuovi. Ad esempio, la pelle: si stima che essa viene rigenerata completamente nelle sue cellule all’incirca dodici volte all’anno. Il cambiamento organico del nostro organismo è continuo. Per questo motivo il carattere anale si domanda spesso riguardo al tempo inteso come cambiamento.

Freud evidenzia altri elementi centrali del carattere anale. Innanzitutto, l’equivalenza tra feci e dono. Equivalenza che successivamente, se seguiamo una linea di sviluppo, diverrà tra feci e tempo-denaro.

Infine, un ulteriore aspetto da evidenziare si riferisce alla prima proibizione incontrata e impersonificata dalla madre. Per comprendere meglio questo aspetto dobbiamo tornare al nostro bambino e immaginare il limite che la madre introduce quando mette la prima regola sociale: non si può defecare quando, come e dove vuoi. Invece, emerge il vasetto e il bambino è obbligato a farla proprio lì dentro. Questo limite sociale introduce tutta una serie di ambivalenze.

Innanzitutto, come Freud evidenzia, un’ambivalenza rispetto all’ordine, alla scrupolosità e all’accuratezza personale, che rappresenta “una formazione reattiva contro l’interesse per ciò che è sporco, incomodo, non pertinente al corpo”.

Altrimenti, rispetto all’ostinazione, alla caparbietà con una propensione alla collera e alla vendicatività, che si connette alla “ostinazione di quei poppanti che rifiutano di vuotare il vaso”, il tutto connesso alle punizioni e alle ritorsioni poste dai genitori.

Infine, la parsimonia spinta fino all’avarizia nel rapporto, ad esempio, con il denaro e con il dono in generale. Insomma, avviene un apprendimento per il quale l’uomo, sempre nei termini dell’ambivalenza, tende a considerare le feci, nell’equivalenza al denaro o all’oro in quanto “massimo valore e il massimo disvalore che, come avanzo, egli allontana da sé”.

Per approfondimenti:

Fachinelli E.:

Il bambino dalle uova d’oro” (2010), Adelphi.

“La freccia ferma: tre tentativi di annullare il tempo” (1979), Adelphi.

Freud S.:

Tre saggi sulla teoria della sessualità” (1905), Bollati Boringhieri, 2000.

Carattere ed erotismo anale” (1908), Bollati Boringhieri, 2000.

Introduzione allo studio della psicoanalisi” (1917), Bollati Boringhieri, 2000.

Dott. Leonardo Provini

Psicologo e Psicoterapeuta a Roma

tel.+39 3339560127; mail. leonardoprovini@libero.it

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