La perdita dell’incontro. Affrontare la separazione e il possibile lutto

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“Pensa che triste se il mondo finisse e non fossi al mio fianco. Non tanto perché mi ferisce, mi infastidisce pensare che vengo dal mare e ritornerò fango senza vedere le rughe avanzare sul tuo viso stanco”

da “Libellule”, Nitro

A volte pensiamo che non siamo sulla stessa barca e che certe cose non riguardano tutti, fino a quando non capita un evento che sconvolge tutto e siamo costretti a farcene una ragione. Così, ad esempio, un sentimento privato come la separazione da una persona amata diventa improvvisamente quello di un’intera popolazione e, insieme con la paura, il principale motivo di sofferenza di quel lungo periodo di esilio. Una delle conseguenze più vistose è proprio l’improvvisa separazione in cui si sono ritrovate madri, figli, coniugi, amanti che all’inizio avevano creduto di dover affrontare una separazione temporanea, sicuri di rivedersi dopo poco. Cullati dall’assurda fiducia umana, si vedono tutto d’un tratto inesorabilmente lontani, obbligati ad agire come se non avessero sentimenti individuali. Persone legate dall’intelligenza, dal cuore e dalla carne si riducono così a scambiarsi frasi stereotipate e virtuali del tipo “tutto bene. Ti penso.” o magari a guardarsi attraverso i freddi schermi di strumenti che sono diventati quasi un’elegia. Con la separazione capiamo che il sentimento principale della nostra vita che credevamo di conoscere bene, assume un volto nuovo. La separazione brutale, senza un avvenire prevedibile, ci rende incapaci di reagire di fronte al ricordo della presenza ancora così vicina e già così lontana che ora occupa le nostre giornate.

Tuttavia, per quanto siano dolorose queste sensazioni, per quanto pesante sia da portare quel cuore vuoto, possiamo dire che vi sono dei privilegiati nei quali l’egoismo dell’amore li preserva e i loro pensieri sono rivolti tutti alla persona che aspettano rifugiandosi in una distrazione salutare.

Nostro malgrado vi sono anche persone che quei cari non li rivedranno più. Nessun ricongiungimento. Nessuna carezza. Nessuna mano stretta. Nessuno sguardo.

Allora la domanda che sorge spontanea è: come avviene l’elaborazione del lutto?

Il dolore psichico è il fondamento del lavoro del lutto perché riconoscere l’irreversibilità della perdita con un oggetto che non tornerà più, che non sarà più con noi, che non sarà sostituito da nessuno è una forma di tale dolore; allora è chiaro che è inevitabile una ri-sensibilizzazione del dolore passando per la memoria in quanto viene umanamente automatico ricordare chi non c’è più per testimoniare che la sua assenza è stata presenza (in questi casi ancora più viva e sentita).

E’ necessario entrare in contatto con una ritrovata leggerezza, un alleggerimento della vita ma questo non è dimenticare perché abbiamo ricordato, abbiamo già attraversato il dolore di ricordare. Dobbiamo andare avanti perché abbiamo ricordato chi non c’è più, lo portiamo con noi, fa parte di noi, ed è solo nella misura in cui fa parte di noi che possiamo evitare che il ricordo diventi un assillo.

Quando non c’è stato il tempo di prepararsi all’evento di perdita bisogna pensare che chi resta ha la RESPONSABILITÀ di far vivere chi non è più con noi; è come dire che nei miei gesti faccio esistere ancora chi non c’è. È la responsabilità che abbiamo verso chi ci ha lasciati.

Anche se il lutto arriva ad una completa realizzazione l’oggetto resta sempre irreversibilmente perduto. La ferita della perdita rimane sul nostro corpo e nella nostra mente. L’oggetto amato non c’è più e la sua assenza, per quanto non arrivi a paralizzare la nostra esistenza, ha scavato per sempre un solco dentro di noi e non si può sostituire l’oggetto perduto per dimenticare ma si può e lo si deve sostituire solo se lo si è dimenticato dopo averlo a lungo ricordato. È il ricordo che genera la dimenticanza ma non è la dimenticanza che può cancellare il ricordo.

Dott.ssa Giulia Ingrosso

Laureata in Psicologia Clinica e della Salute

 

Per Approfondire 

Freud, S. “L’elaborazione del lutto. Scritti sulla perdita”. BUR Rizzoli.

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